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<rss version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description>Il posto (citando una definizione molto appropriata, creata da un “amico” della rete) dove scrivo, penso, sogno, propongo e condivido.</description><title>notizia (nome comune di cosa)</title><generator>Tumblr (3.0; @lsrpr)</generator><link>http://lanfrancosbardella.com/</link><item><title>Un panino a tre ruote</title><description>&lt;p&gt;Un hot dog che viaggia su tre ruote, furgoncini con wurstel fumanti fuori dagli stadi, parcheggiati nelle principali piazze delle città. In Italia i cosiddetti “paninari” che affollano le città nei sabati sera sono solo la brutta copia di quella che sembra essere una filosofia di vita, una moda che da tempo ha invaso anche il mercato europeo. Da noi però la Scarlino ci riprova. “Wommy è la nuova flotta di hotdogerie mobili e si pone all’attenzione dell’imprenditore come un’opportunità di business semplice e sicura” spiega Antonio Scarlino, vicepresidente della Scarlino, storica impresa pugliese, specializzata negli insaccati. L’azienda, secondo produttore di wurstel del bel paese, dopo il furgoncino che nel 1971 vendeva per le strade della Puglia il Tommy, panino con hot dog, oggi torna con Wommy. Stavolta però lancia un novo modello commerciale, un franchising da portare in tutto il mondo. &lt;br/&gt;
L’Ape Wommy disegnata da Andreas Varotsos di Inarea, rinomato network internazionale di designers ed esperti di branding, è un progetto di industrial design registrato in tutta Europa. Il marchio invece è opera di Antonio Romano, ideatore del logo Rai. Wommy vuole aprirsi un varco nel mercato italiano. I salsicciotti che tanto piacciono in Germania potrebbero allora diventare l’idea del ristoro italiano? “Io dico di si, abbiamo un ape omologata che è pronta a sfornare profumati panini conditi con insalata e wurstel a tutte le ore” e a guardare la fila che si crea in pochi minuti dall’apertura del punto installato dentro la Galleria Alberto Sordi, bisogna crederci. Antonio Scarlino è il figlio di quel Tommaso che 40 anni fa iniziò l’attività di venditore ambulante di panini. L’azienda di famiglia ne ha fatti di passi in avanti: nel sud occupa il 12% del mercato, in Italia arriva al 5,6%. “Cerchiamo di crescere ancora e Wommy sarà il nostro punto di forza” dice Scarlino indicando il furgoncino a tre ruote omologato per la vendita dei panini. “Siamo gli unici ad aver elaborato questo prototipo (il Piaggio a tre ruote è dotato di pannelli che si aprono e chiudono in pochi secondi)” spiega ancora Scarlino, “ci sono voluti anni di lavoro per diventare proprietari dell’omologazione”. Ora Wommy, che ha scelto proprio Roma per lanciare il suo nuovo modello commerciale salperà per l’America. “Siamo in Grecia, Croazia e Spagna” continua Scarlino elencando i paesi dove il franchising è già attivo, “fra poco arriveremo anche in Germania ma la vera sfida sono gli Stati Uniti”. Per l’azienda pugliese di Taurisano sarebbe un gran colpo aggredire un mercato come quello americano che degli insaccati ha fatto l’alimento principale della sua dieta. La Wommy ha scelto bene i suoi partner per questo importate investimento: Deutsche Bank e Invitalia. &lt;br/&gt;
“Lo scorso anno abbiamo investito 12 milioni di euro per il lancio di Wommy” svela l’a.d. salentino che insiste sulle opportunità del franchising. Diventando affiliati di Wommy verrà concessa una carta di credito virtuale grazie a Bank Americard, utile per la gestione delle forniture. In più Wommy garantisce ai propri affiliati, attraverso un call center, assistenza tecnica costante. “La nostra è un’opportunità di business semplice e sicura” conclude Scarlino “il prodotto si rivolge ad una fascia di consumatori estremamente variegata e può competere con le altre catene di fast food visto che il prezzo è inferiore e la nostra è un’offerta monoprodotto”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da MF - Milano Finanza del 03/07/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/812371616</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/812371616</guid><pubDate>Wed, 14 Jul 2010 17:40:33 -0400</pubDate><category>scarlino</category><category>wommy</category><category>galleria colonna wurstel</category><category>wurstel roma</category></item><item><title>Sole e crisi: al mare pochi turisti</title><description>&lt;p&gt;Le grotte naturali di Ventotene, le spiagge ferrose, bollenti sotto la luce solare e di ghiaccio nelle ore serali; l’acqua azzurra e l’isolotto di Santo Stefano a portata di mano. Poco più in là Ponza, Palmarola e Zannone, luoghi in cui trascorrere  piacevoli periodi di relax. Potrebbe essere uno spot perfetto per una campagna pubblicitaria, ma i tour operator, quest’anno, sono con le mani nei capelli. Le due isole in provincia di Latina subiscono la crisi, violenta. Le strutture ricettive, come gli alberghi e i bed and breakfast, non hanno ancora potuto accogliere le decine di turisti arrivate negli scorsi anni. Basta un paragone: rispetto allo scorso anno, nel giorno dell’apertura della stagione balneare, il primo maggio, di turisti non ce n’erano, da nessuna parte. &lt;br/&gt;
A Ventotene, oltre ai guai provocati dal maltempo, piogge e vento hanno continuato ininterrottamente a sferzare l’intera isola per intere settimane, ora è arrivata anche un’altra notizia che di certo non aiuta: sarebbero 10 gli indagati per la morte delle due studentesse 14enni, travolte da una parete di uno scoglio a Cala Rossano. Tra i nomi anche quelli dell’attuale sindaco Giuseppe Assenso e quello del suo predecessore. “Siamo profondamente colpiti dall’evento tragico che ha causato la morte di due studentesse a Ventotene” dichiara il presidente della Confcommercio della Provincia di Latina, Vincenzo Zottola  che ha spiegato che cosa bisogna fare per risollevare la situazione: “siamo convinti che la sicurezza  sia l’obiettivo prioritario che deve essere attuato mediante un programma di monitoraggio e di intervento complessivo per fronteggiare le situazioni di alto rischio”. &lt;br/&gt;
Gli alberghi poco affollati presenti sull’isola confermano le difficoltà di questa stagione. Ma che il settore fosse già in recessione rispetto all’anno scorso lo testimoniano soprattutto i dati del centro studi turistici della Camera di Commercio di Latina: un calo strutturale sui numeri di arrivi e presenze che incideranno anche sulla prossima stagione sull’intero tessuto economico della zona. Le vie dei paesi rimangono deserte; i ristoranti, gli affitta barche e i negozi vuoti. Il rosso e l’ocra del porto romano scrutano l’orizzonte in attesa di trovare di nuovo quei traghetti stracolmi di turisti, specialmente stranieri, pronti a immergersi nelle calde acque  dell’arcipelago delle isole Pontine e a sdraiarsi sulle spiagge oggi ancora chiuse dopo l’incidente dello scorso aprile. &lt;br/&gt;
“Siamo molto preoccupati per la situazione economica e turistica delle isole pontine e di Ponza in particolare perché  l’arcipelago è da sempre il fiore all’occhiello della nostra regione, in grado di attrarre turismo da tutto il mondo, produrre ricchezza per 365 giorni l’anno e creare migliaia di posti di lavoro” commenta il presidente della Confcommercio del Lazio, Cesare Pambianchi che estende dopo Ventotene anche a Ponza. La città famosa per il suo porto è stata colpita proprio al cuore delle sue attività: da più di un anno sono infatti dieci i pontili sotto sequestro della Procura. Il motivo sono i vizi rela¬tivi alle concessioni e all’inci¬denza ambientale dei corpi morti, lastroni di ferro utilizzati per ormeggiare le barche. Una situazione che ha portato all’esasperazioni gli operatori del porto che ora chiedono risposte immediate, prima con il dissequestro dei pontili, vera calamità dicono i ponzesi per l’economia locale, e poi avviando interventi di consolidamento delle falesie per riaprire quelle spiagge ancora chiuse, come a Ventotene, per via del pericolo crolli. Le spiagge e una economia che ruoti anche sfruttando di più l’entroterra è quello che chiedono invece gli altri abitanti, quelli meno legati al porto, che denunciano come i corpi morti nel mare di fronte alla zona di Santa Maria abbiamo provocato nel corso di questi anni l’arretramento dell’arenile di ben10 metri.&lt;br/&gt;
Entrambe le isole sono interessate da quei fenomeni erosivi che nel corso degli anni si sono manifestati anche in modo drammatico. La tragedia delle studentesse di Morena arriva dopo un lungo elenco di incidenti che cominciano nel 1997 con la morte di un operaio sulla spiaggia di Chiaia di Luna. L’uomo, che lavorava proprio alla messa in sicurezza delle pareti rocciose per evitare il pericolo di caduta massi, è caduto da una altezza di 70 metri mentre distendeva una rete di protezione. I pericoli maggiori comunque sono sempre per i turisti. Nel 2001 una turista italiana è rimasta schiacciata da un masso in acqua. Il cartello che segnalava il divieto di balneazione sotto costa era stato spostato dalle acque agitate.&lt;br/&gt;
Ponza e Ventotene sono interessati da fenomeni dovuti “ a materiali di scivolamento” spiegano dal dipartimento di scienze geologiche della università Federico II di Napoli. Le due principali isole, soprattutto nelle zone con costoni alti e sul mare, possono registrare fenomeni di crolli vista la loro natura morfologica che le classifica fra le formazioni di natura vulcanica. Natura diversa invece per le altre isole, come Santo Stefano e Zannone, in cui il rischio crolli è sostituito da fenomeni di smottamento.&lt;br/&gt;
Ultima questione, anche se non per ordine d’importanza, è il collegamento fra le due isole pontine: per spostarsi da Ponza a Ventotene possono occorrere anche tre ore. Lo racconta il presidente di Ascom di Ventotene, Pietro Pennacchio che ricopre anche la carica di consigliere comunale della cittadina. “Serve un’agenzia di promozione turistica che possa creare una sinergia fra i due territori” ha detto Pennacchio che ha chiesto anche l’intervento di un’istituzione come la Regione Lazio che deve occuparsi della promozione di questo territorio. “Dobbiamo smetterla di cambiare idea ogni cinque anni, ogni volta che cambia il governo dell’isola” ha concluso il consigliere. Una richiesta che arriva anche dalle associazioni sul territorio, come la Pro Loco di Ponza. Una contrazione del giro d’affari che si stima tocchi l’80% dei ricavi della stagione.&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/721932545</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/721932545</guid><pubDate>Mon, 21 Jun 2010 10:00:42 -0400</pubDate><category>crisi economica spiagge</category><category>ponza</category><category>ventotene</category><category>latina</category></item><item><title>Sale l'interesse per l'agribusiness</title><description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_l4bcyhVrxr1qz7axk.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In Italia conviene coltivare la terra. Non solo perché la resa dell’attività batte il tasso d’inflazione ma soprattutto perché la scelta di un grande gruppo come Enel Green Power deve far pensare. “Enel ha un interesse sulla biomassa distribuita sul territorio e non a quella che viene dall’importazione, che non crea valore”. Lo diceva già il presidente della società, Francesco Starace, intervenendo al forum “Agricoltura del terzo millennio”; ora sembra che la società sia pronta a investire fortemente sul settore. Secondo il rapporto di Nomisma sulle bioenergie la campagna italiana potrà contribuire sensibilmente alla rivoluzione verde delle nostre fonti energetiche. Le potenzialità del settore sono enormi: con il solo ausilio di colture dedicate, scarti colturali e residui zootecnici sarà possibile arrivare a fornire fino al 20% dell’energia rinnovabile prevista nel 2020. Un altro dato: dal 1992 al 2008 il valore della terra ha tenuto testa all’incremento dell’inflazione del nostro paese. Dagli undici euro per ettaro di 18 anni fa si è passati ai 17 euro per ettaro di due anni fa. Un incremento, come mostrano i dati dell’Inea (Istituto Nazionale di Economia Agraria) che ha premiato soprattutto le campagne del Nord Est dove la terra ha reso il 101% in più.&lt;br/&gt;
Oggi si chiama “agribusiness” ed è già una realtà consolidata nel mondo. In Italia invece si parla di campi che saranno coltivati non solo per la distribuzione ma anche per l’approvvigionamento energetico. Alla fine dell’anno scadranno anche gli incentivi economici proprio per le coltivazioni destinate alle centrali a biomasse. Ci sono però dei rischi? A sollevare la domanda e a fornire una risposta sono le decine di comitati spontanei di cittadini sparsi sul territorio interessati dalle centrali.Ad oggi l’Enel conta un impianto in Calabria (la conversione a biomasse della centrale termoelettrica del Mercure) e uno in Sardegna (l’installazione nella centrale del Sulcis, in provincia di Cagliari, di un nuovo gruppo termoelettrico in grado di bruciare anche biomasse come combustibile). In Italia sono in tutto 27 le centrali alimentate a biomasse attive o in parte sul territorio, pari ad una produzione complessiva di 257,2 megawatt elettrici. Un caso su tutti è quello della Puglia, una delle regioni dove si aspettano nuove centrali: nel piccolo comune di Calimera sono cominciati i lavori per la costruzione di una centrale da un megawatt. Opere partite sei mesi fa dopo un lungo iter amministrativo. Altro comune interessato è quello di Casarano (la centrale produrrebbe 25 megawatt), dove però è tutto fermo visto che i movimenti della zona sono riusciti a portare l’amministrazione all’istituzione di un referendum sulla centrale. Proprio i cittadini dichiarano che il pericolo principale è la paura di veder bruciato non solo combustibile organico ma rifiuti indifferenziati. L’altro rischio è che la tecnologia che si basa sulle biomasse abbia un ciclo di vita troppo breve e non renda quanto ci si aspetti visto che si parla di coltivazioni su vasta scala (proprio in Puglia si brucerebbero gli scarti delle coltivazioni di olivi).&lt;br/&gt;
Anche le banche hanno capito che la terra rende ed è un investimento sicuro. Molti gruppi (Montepaschi, Ubi Banca) hanno deciso di creare strumenti finanziari ad hoc proprio per chi ha scelto di investire direttamente. Dalle elaborazioni fornite da “Patrimoni”, le coltivazioni che rendono di più possono essere suddivise in quattro grandi macro aree. Al nord est meglio coltivare i vigneti, in Lombardia e Piemonte invece i più indicati sono i frutteti e i terreni per florovivaismo. Al centro trovano migliore sistemazione alcuni tipi di vigneto, orti e poderi frutti-viticolo. Al sud, infine, gli agrumeti. Che il business legato alle agro-energie non sia così sviluppato in Italia, lo dimostra anche il fatto che il nostro è un paese in cui non esiste un mercato di compravendita di immobili votati a questa finalità.Paesi come gli Stati Uniti o l’Australia hanno dedicato un settore specifico del mercato proprio all’ “agribusiness”. L’Italia per il momento spinge sull’offerta fieristica, proprio per spiegare ai coltivatori le opportunità del nuovo mercato. L’ultima edizione di Vegetalia Agro Energie alla fiera di Cremona ha registrato un incremento di visitatori, proprio a dimostrazione dell’interesse attorno alla materia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da “Terra” del 18/06/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/718261034</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/718261034</guid><pubDate>Sun, 20 Jun 2010 08:49:00 -0400</pubDate><category>agribusiness</category><category>agricoltura energetica</category><category>biomasse</category><category>salento energia</category><category>enel</category></item><item><title>Montalto di Castro serra le fila</title><description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_l497fkoBOF1qz7axk.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“E’ una cosa vergognosa”. Reagisce così il sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai, alla notizia che il suo comune sarà quello che pagherà di più per la manovra del governo Berlusconi, 760 euro pro capite per i prossimi 6 mesi. “Sono saltato sulla sedia appena me lo hanno comunicato” dice il primo cittadino in quota partito democratico: “sa quanto spendiamo ogni anno sul sociale?” incalza Carai, “1 milione di euro; io quelli non li tocco”. &lt;br/&gt;
Siamo a Montalto di Castro, 140 km da Roma, dove una centrale, quella dell’Enel, riempie, ogni anno, le casse dell’amministrazione con circa 8 milioni di euro. Il paese era conosciuto come uno dei più virtuosi di tutta Italia. Nuove illuminazioni, nuove rotonde, strade pulite, cittadini contenti. “Ora non ci resta che piangere” dice Carai, proprio come il film di Massimo Troisi, girato, tra l’altro, proprio qui a Montalto. Il bilancio è stato licenziato dall’amministrazione lo scorso mese: 33 milioni di euro per un paese di 8,787 abitanti. Negli ultimi anni in città è stata costruita una nuova casa di riposo, un centro per i disabili, un teatro da 400 posti che sarà inaugurato nei prossimi giorni. “Dove vado a tagliare 6 milioni di euro che vogliono, devo tagliare il bilancio del 20%” si chiede il primo cittadino che non intende andare a penalizzare i suoi cittadini proprio sui servizi principali. “Ora sa che cosa succederà?”, ipotizza Carai, “sarà la debacle delle piccole e medie imprese”.&lt;br/&gt;
Sono proprio loro, gli imprenditori locali, a spiegare qual è la situazione a Montalto. “Il patto di stabilità non è applicabile ovunque” risponde Enrico Lupidi, titolare di una piccola impresa che opera nel campo dell’edilizia, “qui ci sono molti soldi che arrivano dalla centrale Enel, ma già la crisi ci sta stritolando”. Stessa posizione di molti cittadini che passeggiano per le vie del centro storico. “L’amministrazione non può tassarci ancora” risponde una signora bionda vestita di rosso, fuori dal tabacchi della piazza centrale, “paghiamo già troppo di tassa sui rifiuti”, una cifra che secondo gli abitanti di Montalto si sarebbe più che raddoppiata in poco tempo. &lt;br/&gt;
Giudizi simili arrivano anche dalla marina di Montalto, vero motore dell’economia costiera dell’alto Lazio.  A parlare è Francesco Nicoletti, proprietario di tre stabilimenti balneari sul lungomare. “Se c’è da fare un sacrificio lo faremo, ma dopo devono aiutarci a promuovere questa zona” lamenta il gestore de “Il Gabbiano” stabilimento conosciuto in tutto il centro italia. Nicoletti insieme alla moglie, Lia, vive a Montalto Marina da 40 anni e da altrettanti porta avanti l’attività. “La stagione qui comincerà con la chiusura delle scuole. Se dobbiamo pagare lo faremo ma poi serve una vera strategia da parte del comune che oggi ancora non ci assiste adeguatamente”. &lt;br/&gt;
La zona costiera è stata interessata da opere di adeguamento della sede stradale, nuovi marciapiedi e aiuole, “ma per un bagno nella pineta sono più di 20 anni che aspettiamo” spiega Mara Casarini, proprietaria dell’unico bar che si incontra all’ingresso della marina. La donna spiega di non essere d’accordo con questa tassa così elevata: “per il turismo l’amministrazione non fa niente, con altre spese non sappiamo come andare avanti”.&lt;br/&gt;
E’ il sindaco Carai allora ad avanzare l’ipotesi di non rispettare il patto di stabilità: “e che possono farci, ci arrestano?” dice con tono provocatorio. L’amministrazione, secondo il primo cittadino, non riuscirà a tagliare più del 50% in un bilancio che già ha programmato spese per i prossimi due anni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da “Il Sole 24 Ore” del 16/06/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/714403647</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/714403647</guid><pubDate>Sat, 19 Jun 2010 04:54:59 -0400</pubDate><category>montalto di castro</category><category>salvatore carai</category><category>enel</category><category>crisi montalto di castro</category><category>Nicoletti</category><category>Casarini</category><category>Lupidi</category></item><item><title>Due notizie in due box</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Immobili: cresce la compravendita&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel primo trimestre del nuovo anno la compravendita immobiliare nella capitale cresce a due cifre: +15,6% rispetto al dato del 2009. Lo dice la Nota trimestrale dell’Agenzia del Territorio, che fornisce una breve sintesi sull’andamento dei volumi delle compravendite effettuate nei primi tre mesi del 2010. Il segnale è quello dell’inversione di tendenza rispetto a quanto rilevato negli ultimi tre anni. I numeri parlano chiaro: sono 6543 le transazioni nel primo trimestre del 2009 che interessano la capitale; 7562 quelle registrate nel primo trimestre del 2010. Rispetto ai primi tre mesi del 2007 la contrazione del mercato risulta intorno al 10/15%.&lt;br/&gt;
Nel settore commerciale dopo un biennio di decrescita, c’è qualche segnale positivo: +0,5% per la provincia di Roma. Numero poco incoraggianti invece nel settore produttivo (comprendente Capannoni ed Industrie) dove il mercato si è contratto del 30% rispetto a tre anni fa (provincia di Roma -22,8%). &lt;br/&gt;
A tutelare i potenziali acquirenti ora c’è anche la sesta “Guida per il Cittadino”, utile strumento redatto dal Consiglio Nazionale del Notariato insieme a 12 associazioni dei consumatori. Il documento indica le nuove norme relative agli edifici sotto il profilo della sicurezza e del risparmio energetico. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da “MF - Milano Finanza” del 12/06/2010&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;b&gt;Il Comune di Roma taglia il verde&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le cooperative sociali che si occupano del verde pubblico della città aspettano il pronunciamento da parte del Tar del Lazio sul ricorso presentato da loro stessi a fine maggio. Cooperative contro la decisione del Comune di Roma di sospendere la gara per la manutenzione delle aree verdi, dell’importo di 24 milioni di euro, ripartiti in tre anni. Nel febbraio del 2010 le cooperative sociali si erano riunite in ATI per poter gareggiare al il bando pubblicato dal Campidoglio e si erano trovate a confrontarsi solo con altre due imprese. Un fatto clamoroso visto che dal bando erano state escluse alcune organizzazioni imprenditoriali ben più grandi. A marzo il Comune ha avanzato una verifica di legittimità del bando, pubblicato dai suoi stessi uffici, poco dopo l’annullamento della gara.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da “MF - Milano Finanza” del 12/06/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/703830643</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/703830643</guid><pubDate>Wed, 16 Jun 2010 03:52:00 -0400</pubDate><category>immobili roma</category><category>verde roma</category><category>alemanno</category><category>comune roma</category><category>mercato casa roma</category><category>mercato casa</category><category>immobiliare</category></item><item><title>Notai alla rivoluzione "digitale"</title><description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_l3rdctp6mM1qz7axk.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I &lt;b&gt;notai di Roma&lt;/b&gt; sono pronti ad accogliere quello che potrebbe diventare ben presto il nuovo modo di lavorare: &lt;b&gt;stipulare&lt;/b&gt; un atto notarile in maniera completamente &lt;b&gt;informatizzata&lt;/b&gt;. Niente più carta, firme in digitale e soprattutto tempi azzerati. Professionisti pronti ma con tempi differenti. Oggi la rete informatica &lt;a href="http://www.notariato.it/it/notariato/chi-siamo/notariato-informatica/servizi-notartel.html"&gt;&lt;b&gt;Notartel&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, una sorta di intranet nata nel 1997 ad uso esclusivo dei notai italiani, permette di lavorare al 90% dal proprio studio. Non bisogna più muoversi e soprattutto tutti gli adempimenti vengono fatti già in modo telematico, dalle visure catastali alla registrazione degli atti all’Agenzia del Territorio. Tutte le operazioni di &lt;b&gt;back office&lt;/b&gt; vengono realizzate in questo modo. Fra poco però oltre alla preparazione, anche l’atto notarile potrà essere redatto e firmato immediatamente al computer, senza bisogno di spostarsi da una città all’altra.&lt;br/&gt;
“All’inizio non percepiremo grandi differenze perché sarà lenta l’introduzione: bisognerà capire in quali casi usare l’atto informatico e rispettare anche la volontà del cliente legato all’atto cartaceo” spiega il Presidente del Consiglio Notarile di Roma, che riunisce anche Velletri e Civitavecchia, &lt;b&gt;Maurizio D’Errico&lt;/b&gt;. “Sarà una nostra responsabilità abituare le persone a questo discorso di &lt;b&gt;firmare in modo digitale&lt;/b&gt; e non avere più carta da conservare.I vantaggi ci sono: la rapidità, la conservazione del documento visto che sarà tutto digitalizzato” dice D’Errico che poi ricorda come nella capitale la clientela sia eterogenea “abbiamo privati interessati da atti di compravendita; molte società, che saranno quelle che ne beneficeranno di più; ci sono anche in provincia alcune realtà agricole”. Una realtà quella romana che potrebbe vedere le imprese come i soggetti in prima fila per l’ottenimento di atti digitali.&lt;br/&gt;
A Roma la maggior parte degli &lt;b&gt;studi&lt;/b&gt; sono &lt;b&gt;informatizzati&lt;/b&gt;. I notai lavorano digitalizzando gli atti che si stipulano su carta protocollata. Questo permette la registrazione istantanea, tramite Notartel. A spiegarci oggi come la rete abbia quasi azzerato i tempi è il notaio &lt;b&gt;Raimondo Zagami&lt;/b&gt; che nel suo studio ci mostra materialmente il procedimento: “Faccio una cessione di azienda, il cliente mi chiede immediatamente l’atto per usarlo, qualche anno fa dicevo al cliente di tornare fra 20 giorni perché dovevo mandare l’atto all’ufficio del registro, poi pagare le tasse in banca, aspettare che l’atto fosse pronto con il timbro, andare a riprenderlo, portarlo indietro e farvi la copia autentica. Oggi posso ottenere in pochi minuti gli estremi di registrazione dell’atto”. L’informatizzazione è entrata nella professione anche in altri modi, tutti gli studi si interfacciano con i propri clienti anche con la &lt;b&gt;posta certificata&lt;/b&gt; e le &lt;b&gt;videoconferenze&lt;/b&gt;, strumenti già introdotti da diversi anni.&lt;br/&gt;
Roma è la seconda città in Italia, dietro solo a Milano, per numero di notai. Nella capitale ci sono 445 professionisti con una presenza femminile ferma al 30%. Ogni anno vengono stipulate più di 100mila scritture private. “L’atto informatico non sarà obbligatorio” continua il Presidente D’Errico “e se nei primi tempi se ne faranno alcune migliaia sarà già un buon risultato; non bisogna correre troppo”. Al momento la legislazione permette di stipulare in digitale solo procure e fideiussioni anche se sono pochi gli studi che scelgono di usare il metodo informatico. “Le procure vengono utilizzate molto spesso” spiega &lt;b&gt;Fabrizio Guerritore&lt;/b&gt;, notaio che esercita a Roma da 20 anni. “Mi è capitato di un cliente che si trovava a Montorio al Vomano e bisognava predisporre la procura qui a Roma. Con il cliente abbiamo mandato l’atto firmato per posta elettronica, il collega ha aggiunto la sua autentica e ha fatto sottoscrivere la procura” racconta Guerritore. In circolazione di atti di questo tipo, interamente digitalizzati, ce ne sono ancora troppo pochi. “Ne ho fatti tre quest’anno” ragiona il notaio Zagami che mette in evidenza come saranno probabilmente i professionisti più giovani ad incentivare l’uso della stipula digitale.&lt;br/&gt;
“Il nostro è anche un lavoro creativo, vista la complessità delle scritture” conclude Guerritore. “e se Michelangelo diceva che il suo lavoro era per il 10% ispirazione e per il 90% traspirazione, per noi la parte creativa del lavoro è anche inferiore. Con il progresso tecnologico probabilmente ci dovremo occupare di meno delle questioni materiali e porre più attenzione alla qualità del nostro lavoro”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da “Il Sole 24 Ore” del 9/06/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/680754307</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/680754307</guid><pubDate>Wed, 09 Jun 2010 13:48:00 -0400</pubDate><category>notaio roma</category><category>d'errico</category><category>consiglio nazionale notariato</category><category>notaio Zagami</category><category>notaio Guerritore</category></item><item><title>L'Hotel Africa è ancora lì.</title><description>&lt;p&gt;Ci sono ancora tutti e sono passati più di due mesi. Tutti conoscono questa realtà ma non si trova alcuna possibilità per far dormire queste persone sotto ad un tetto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_l3nikmFPpW1qz7axk.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Al civico 46 di via Marsala, di lato alla stazione termini, intorno alle otto di sera ci si prepara per la notte. Pascal compirà 30 anni fra qualche giorno, e da circa un mese dorme qui con altri ragazzi, tutti provenienti dal centro Africa. Prima di arrivare a Roma era a Rosarno, poi è scappato, gli hanno anche sparato contro. Prima ancora a Gorizia, Milano, Torino, Follonica, Bari, Lecce. Elettricista e saldatore, è in Italia da poco più di un anno, e vorrebbe solo andarsene. Pascal è deluso da un paese che, dice, i neri li tollera solo come schiavi e dove l’eccezione che Rosarno ha rappresentato sta nella loro rivolta, e non nelle condizioni di sfruttamento, comuni a tutto il nostro paese. L’Italia vista attraverso i suoi occhi è razzista nel razzismo. Lo vedi quando ti rivolgi ai centri di assistenza, per chiedere lavoro, racconta: “chi ha la pelle più chiara passa avanti. Eppure siamo tutti esseri umani.” Lui è uno di quelli che ha rifiutato di andare a dormire nella fabbrica occupata sulla prenestina, l’ex Snia.&lt;br/&gt;
Racconta dell’estate passata in Salento a raccogliere i pomodori. “Dormivamo sugli alberi oppure in qualche casale abbandonato di campagna. Da quando sono arrivato in Italia sono passati otto mesi prima che potessi fare una chiamata a casa, non avevo i soldi nemmeno per la scheda telefonica”. Appena arrivato dal Burkina Faso, Pascal si fa chiamare Youssuf. “Quando all’inizio dicevo il mio nome, Pasquale, non mi credevano. E allora l’ho cambiato con questo nome musulmano. Ma sono cristiano.”&lt;br/&gt;
Prima di arriva a Roma, era in Toscana: “ Quando ho fatto richiesta per un posto letto hanno preteso che facessi le analisi del sangue”. Racconta, però, di sette prelievi di fila. “Prendere il sangue è come prendere l’anima” ricorda inquieto. “M hanno solo detto che gli esami erano positivi e bisognava fare altri dopo una settimana”. Lui però non li ha ripetuti, e quando a Roma si è sentito dire che per fare la richiesta di un posto letto doveva fare gli esami del sangue ha detto direttamente di no. Ed è rimasto in via Marsala.&lt;br/&gt;
Vicino a lui c’è Roberto, muratore polacco di 34 anni, in Italia ormai da 16 anni. Prima lavoravo a Fregene al mare, muratore, giardiniere, un po’ di tutto. Ora il lavoro è finito, i cantieri sono chiusi e non so cosa fare”. Roberto è andato via dalla Polonia per trovare un impiego, qui viveva con la madre poi ha avuto dei problemi con il padrino che lo ha cacciato di casa. “Ho degli amici vicino a Marconi, dormono sulla sponda del Tevere, ma in città se vuoi dormi ovunque”. Come tutti quelli che aspettano la cena della Caritas, anche Roberto è qui per questo. “Io sono qui perché aspetto qualcosa di caldo da mangiare. La mattina invece fai il giro, vai dalle suore che ti danno un po’ di caffè, poi un panino con la marmellata. E dopo cerchi un po’ di pranzo. Poi vai con gli amici per stare un po’ e poi vai per la tua strada, sempre così”. &lt;br/&gt;
Problemi comuni a tutti quelli che sono qui, in queste sere, ad aspettare e poi a dormire. Roberto lo indica dove ha dormito “proprio sotto il numero 46 di via Marsala”. Said invece arriva da Brescia, e non sa proprio dove andare a stare. “Lavoro l’estate al mare, il prossimo mese, a maggio, guadagnerò un po’ di soldi. Vado a Ostia, metto apposto i lettini, gli ombrelloni, e a fine giornata spiano la spiaggia con il trattore, mi danno 45 euro al giorno. In un mese faccio 1.400 euro”. E la notte dove dormi? “Qua ora non lo so proprio, a Ostia invece a volte in spiaggia e volte mi lasciano stare nel magazzino”. Viene dal Pakistan Said, come tanti altri suoi amici che rimangono ad ascoltarlo mentre ci racconta cosa farà. “Ero perseguitato, sono un rifugiato politico, ma nel mio paese ci stavo bene, si sta meglio che qua. Mi dispiace che le persone abbiamo paura di me, di noi, del nostro paese”. Perché gli chiedo. “Voi avete paura di andare in Pakistan. Il terrore, i terroristi”. In questa tiepida serata primaverile per Said sarà la pria volta in strada. A Brescia dorme con degli amici in casa.”Ho chiesto all’ostello della caritas, ma mi hanno risposto che non c’è posto”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da “Il Fatto Quotidiano” 21/04/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/673391741</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/673391741</guid><pubDate>Mon, 07 Jun 2010 11:49:48 -0400</pubDate><category>immigrati termini</category><category>barboni termini</category><category>senza casa</category><category>africani termini</category><category>rosarno termini</category><category>rosarno</category></item><item><title>La crisi colpisce le vacanze</title><description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_l3lwbzuV5c1qz7axk.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vento e pioggia probabilmente non aiuteranno i romani a scegliere la vacanza più appropriata per questa stagione, decisamente poco in regola rispetto al sole e al caldo dello scorso anno. Le previsioni che riguardano i prossimi mesi per numero di presenze e consumi lungo le coste della provincia di Viterbo, di Roma e di Latina, indicano dati simili a quelli del 2009: una stagione in cui non si assisterà ad una ulteriore contrazione dei consumi e si registreranno incrementi di pochi punti percentuali in termini di presenze. I turisti in spiaggia, che per tutta la precedente stagione balneare hanno riempito gli stabilimenti (un dato legato ai week end e relazionato ai giorni feriali, periodi di sovraffollamento delle zone costiere), aumenteranno. Insomma i romani che sceglieranno il sole nel finesettimana saranno più dell’anno scorso, secondo i dati di Assobalneari che grazie ad un questionario diffuso fra i vari stabilimenti, indica un trend positivo per presenze e consumi nei prossimi mesi. Previsioni analoghe a quelle dell’Assessorato al turismo della Regione Lazio: i dati sviluppati sullo storico Sistar (il Sistema Statistico Regionale) mostrano complessivamente un calo di arrivi in tutta la regione, ma una crescita di presenza nelle province laziali. Roma accoglierà 27 milioni di turisti, nel resto del Lazio saranno poco meno di 5 milioni.&lt;br/&gt;
Per quel che riguarda i prezzi degli stabilimenti del litorale nord, al giorno si spenderanno circa sei euro per un ombrellone o lettino; sette euro per una cabina; quattro euro per una sdraio. Chi fosse invece optasse per all inclusive arriverà a pagare anche 800 euro per l’abbonamento stagionale, comprensivo di noleggio cabina, ombrellone, lettino e sdraio. Proprio le spiagge del nord saranno quelle più affollate: Santa Marinella, Civitavecchia, Tarquinia e Montalto di Castro. &lt;br/&gt;
A sud invece, in provincia di Latina, saranno le spiagge di Gaeta e di Sperlonga a rimanere affollate solo nelle due settimane centrali di agosto, anche se, come nel resto del litorale, i fine settimana puntano sul tutto esaurito. Le due isole principali dell’arcipelago pontino, Ponza e Ventotene, quest’anno però segneranno un meno nella tabella delle presenze e dei ricavi. Problemi legati a inchieste giudiziarie, come a Ponza dove sono ancora sotto sequestro i pontili del porto, e a danni naturali, dove a Ventotene hanno perso la vita due giovani studentesse.&lt;br/&gt;
Nella provincia di Roma è Ostia a rappresentare la testa di serie del litorale. Qui la crescita rispetto al 2009 si sente e anche molto. Con una ricognizione fra i sette stabilimenti balneari più importanti, che rappresentano il 10% del totale degli impianti sulla costa laziale, le percentuali di crescita sono a due cifre: incrementi fino al 20% nella domanda di pacchetti tutto compreso, percentuale di poco inferiore nelle richieste per i week end appena passati di maggio. In più i nuovi progetti della giunta capitolina puntano a creare un “modello balneare Ostia” con la creazione del secondo polo turistico e il rifacimento del waterfront. Progetto finalizzato alla nascita di un sistema turistico integrato per accogliere e intrattenere tre tipi di clientela: i turisti d’arte, quelli congressuali e i turisti balneari.&lt;br/&gt;
Complessivamente il turismo nella regione, durante il primo quadrimestre del 2010, ha segnato un incremento positivo con un più 6% per numero di arrivi, secondo i dati dell’ente bilaterale del turismo nel Lazio. Un trend positivo, come testimoniano i dati di federculture, dovuto al traino soprattutto del turismo d’arte, musei e monumenti, che ha registrato un incremento del 22% rispetto al 2009.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;da MF - Milano Finanza 5/06/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/670429296</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/670429296</guid><pubDate>Sun, 06 Jun 2010 14:50:00 -0400</pubDate><category>vacanze 2010</category><category>viaggi lazio</category><category>turismo lazio</category><category>lazio vacanze</category><category>latina</category><category>viterbo</category><category>roma</category></item><item><title>Via "Lingue" da Catania</title><description>&lt;p&gt;E’ uscito qualche settimana fa, ma lo propongo nuovamente per mantenere viva l’attenzione su questa storia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_l3e697GEwu1qz7axk.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Prima un corteo che ha sfilato per le vie di Catania, di Palermo e Messina. Poi assemblee studentesche in quasi tutte le facoltà dei principali poli universitari della Sicilia. Le mobilitazioni contro la riforma Gelmini e i pericolosi tagli decisi dal governo Berlusconi, oltreché in tutta Italia, questa settimana continueranno anche qui. Il caso rappresentativo che da giorni sta occupando le pagine delle cronache locali è quello della facoltà di lingue catanese, struttura che accoglie circa 8mila studenti e 120 professori (60 docenti di ruolo, più altrettanti fra ricercatori e assistenti). Ieri i collettivi universitari si sono riuniti in assemblea per definire le proteste dei prossimi giorni: “Saranno azioni simboliche in giro per la città” dice Giampiero Gobbi, rappresentante degli studenti in Consiglio della Facoltà di Lingue di Catania. “Oggi il rettore Antonino Recca ha ritirato la prima proposta, quella di spostare Lingue a Ragusa e chiudere i corsi di laurea” spiega Gobbi “ora però Recca vuole accorpare lettere e lingue e creare un unico polo umanistico”. Secondo gli studenti, infatti, il rischio è di mascherare così l’assorbimento di Lingue per poi ridurre i budget e cancellare definitivamente l’esperienza di una facoltà molto stimata sul territorio.&lt;br/&gt;
Alcuni giorni fa gli studenti hanno occupato anche il rettorato per protestare contro il rettore Antonino Recca. “Devono capire che se ci sono i tagli dobbiamo trovare delle soluzioni. Entro la fine di maggio dobbiamo decidere” spiega il rettore Recca che poi chiede agli studenti di “stare tranquilli, non c’è alcun problema”. Parole poco ascoltate, quelle del rettore pronunciate nei giorni scorsi anche da una tv privata. La possibilità di creare il nuovo polo accademico a Ragusa si fa però più incerto, visto che la delibera ministeriale che dovrebbe dare il via libera al progetto ancora non è arrivata a Catania.&lt;br/&gt;
“Loro vogliono fare il quarto polo universitario a Ragusa” spiega Marina, altra studentessa catanese iscritta a Lingue, “Recca ha la classe politica che gli sta col fiato sul collo e fra due anni termina il suo mandato”. Oggi in tarda mattinata ci sarà una conferenza stampa proprio in facoltà. “Spiegheremo come continuerà la nostra mobilitazione in giro per la città” continua Giampiero che insieme con altri studenti ha incassato l’appoggio del sindaco di Catania, Raffaele Stancarelli, che si dice pronto a costituire un osservatorio per il monitoraggio della facoltà di Lingue. A sostenere la protesta degli studenti c’è anche il preside della facoltà di Lingue, Nunzio Famoso. Proprio alcuni giorni fa il rettore Recca ha avanzato un provvedimento disciplinare nei confronti del preside. “Al nostro assistito è arrivata una contestazione disciplinare su delle contestazioni che noi riteniamo infondate, questo è un atto intimidatorio” spiegano i legali del preside Famoso che ipotizzano come il provvedimento sia arrivato a orologeria, come per spostare l’attenzione dall’ipotesi di chiusura della facoltà di lingue.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;da “Terra” del 20/05/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/656801309</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/656801309</guid><pubDate>Wed, 02 Jun 2010 10:44:38 -0400</pubDate><category>catania lingue</category><category>protesta catania</category><category>università catania</category><category>studenti catania</category><category>università lingue catania</category></item><item><title>Adozioni internazionali: chi ce l'ha fatta</title><description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_l39z0edEfG1qz7axk.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“La cosa più bella è lo sguardo di mio figlio che vedo ogni giorno. Prima i suoi erano occhi spenti, rideva solo con la bocca e ci voleva molto impegno per farlo rallegrare. Già un mese dopo è cambiato tutto, ora ride ed è felice di avere una mamma e un papà tutto per lui”. John è un bimbo boliviano di cinque anni, arrivato a casa di Vincenzo Broccoli ed Elisabetta Signorini cinque anni fa. Loro sono due romani di 41 e 44 anni, entrambi impiegati, oggi ra le altre cose in attesa di una nuova adozione. “Nel 2002 abbiamo deciso di adottare un bambino” racconta Vincenzo. “Possiamo dire di essere stati fortunati. In tre anni abbiamo fatto tutto”.&lt;br/&gt;
La storia forse è di quelle che non si vedono tutti i giorni, ma in poco tempo la coppia è volata in Bolivia, nella città di Cochabamba. Là si è fermata 54 giorni tra l’ottobre e il dicembre del 2005. John aveva 10 mesi, un età sicuramente particolare, visto che la maggior parte dei bambini adottabili ha più di un anno. “L’iter processuale è durato quasi due mesi, quattro udienze” continua a raccontare Vincenzo che ricorda dove si erano stabiliti. “Eravamo all’interno di un albergo residence e dopo una settimana il giudice ha deciso che potevamo ottenere l’affido del bambino, è stata una gioia. John era molto piccolo ed è stata una sorpresa al contrario visto che ci aspettavamo un bambino un po’ più grande”.&lt;br/&gt;
Nessun problema nemmeno alla scelta dell’ente a cui affidarsi. “Abbiamo preso i primi dieci dell’elenco che ci ha fornito il tribunale, li abbiamo chiamati e quasi per caso l’unico in grado di accettare la nostra disponibilità ad adottare si è rivelato probabilmente il più attivo in Italia”. Sui tempi di attesa però anche la coppia più fortunata ha qualcosa da ridire, visto che ci sono voluti 4 mesi per ottenere una firma da parte della camera di consiglio del tribunale di Roma. “E’ filato tutto abbastanza liscio, siamo riusciti anche a trovare le lettere di referenza che ci chiedeva il tribunale boliviano oltre ai documenti di cui solitamente si ha bisogno. Si possono però accorciare i tempi. Le visite sono forse troppe anche se è per il bene e la tutela del bambino”. &lt;br/&gt;
Rimane la solitudine che la coppia ha dovuto affrontare prima di riuscire a coronare il sogno. “Bisogna tenere duro” risponde pronto Vincenzo. “Prima di affidarci a un ente ci sentivamo un po’ persi per via delle continue richieste che ci venivano fatte. Il percorso con lo psicologo e l’assistente sociale è stato necessario e ci ha aiutato a prepararci. Il dopo è stato più difficile”. Ora la coppia che il giorno della scelta aveva meno di 40 anni ha deciso di ricominciare. Dopo John un altro bambino, una seconda adozione. “Eravamo in attesa in Cambogia. Lì le cose sono complicate, così abbiamo deciso di rivolgerci ai bambini con bisogni speciali. Noi siamo pronti”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da Il Sole 24 Ore - 31/03/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/649350639</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/649350639</guid><pubDate>Mon, 31 May 2010 04:17:35 -0400</pubDate><category>adozioni internazionali</category><category>adozioni</category><category>sole 24 ore</category><category>bambini stranieri</category><category>adottare bimbo</category></item><item><title>Tiburtina valley stringe i denti</title><description>&lt;p&gt;Sono passati 18 mesi dall’alluvione che mise in ginocchio le decine di aziende che risiedono lungo la cosiddetta Tiburtina Valley, il distretto legato alla alta tecnologia e al terziario nascosto agli occhi della città ma cuore pulsante produttivo della capitale. La vicenda di Eutelia è stata l’unica a riportare l’attenzione sulla zona investita dopo la calamità da una crisi, da cui sta uscendo soltanto adesso.&lt;br/&gt;
Dieci giorni di piogge provocarono allagamenti nei capannoni e nei siti produttivi di case editrici e rivendite all’ingrosso di idraulica, cosmesi, articoli per l’edilizia. Danni per centinaia di milioni di euro, 150 in tutto, come aveva denunciato anche il minisindaco del V municipio, Ivano Caradonna, territorio proprio dove si trova la Valley. Lungo i 70 ettari si contano oltre 100 aziende,  molte specializzate in alta tecnologia, coordinate nel cosiddetto tecnopolo tiburtino, settore che complessivamente nel 2006 fatturava 550 milioni di euro per un totale di 4000 addetti impiegati. Il tecnopolo però è proprio la zona dove le piogge hanno causato meno danni. “Non abbiamo fatto richieste di finanziamenti” rispondono dall’ufficio comunicazione, “la nostra è una zona circoscritta e non abbiamo subito danni evidenti”.&lt;br/&gt;
Alenia, Telespazio, Vitrociset, Alcatel, Elettronica, sono solo alcuni dei nomi dei big del settore presenti in questa zona. Nel giugno del 2009 la Regione Lazio ha stanziato 600 milioni di euro per la cassa integrazione e le imprese danneggiate. L’intero finanziamento è valido per il biennio 2009-2010. Della somma iniziale, 220 milioni di euro sono fondi regionali provenienti dal fondo sociale Europeo. Una cifra arrivata a sei mesi dall’emergenza, non sufficiente però, come lamentano la maggioranza delle aziende operanti nel terziario, a superare il grave periodo di crisi successivo alla calamità.&lt;br/&gt;
L’inizio dell’anno è stato il momento per ripartire, preservando parte dei posti di lavoro. Dei 200 mila euro promessi a ciascuna azienda, il contributo istituzionale è stato però molto inferiore. Rispetto al 2009, l’anno più difficile per molte piccole e medie imprese che hanno registrato un calo del fatturato anche del 50%, il 2010 si è aperto con crescita di pochi punti percentuali. Ci vorranno molti anni per tornare agli utili di tre anni fa anche perché molti proprietari ora si trovano a pagare un mutuo più alto del valore effettivo degli immobili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;br/&gt;
da “MF - Milano Finanza” del 29/05/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/643313232</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/643313232</guid><pubDate>Sat, 29 May 2010 05:42:00 -0400</pubDate><category>tiburtina valley</category><category>tiburtina</category><category>alluvione 2008 roma</category><category>roma industrie</category><category>imprese roma</category><category>milano finanza</category></item><item><title>24 ore senza immigrati</title><description>&lt;a href="http://www.resetdoc.org/story/00000021148"&gt;24 ore senza immigrati&lt;/a&gt;: &lt;p&gt;Cosa succederebbe se quattro milioni di persone smettessero di lavorare, pagare l’affitto, andare a scuola e fare acquisti? Quattro milioni di persone in Italia sono nate in un altro paese ma vivono qui, oppure sono nate in Italia da genitori stranieri e per la legge attuale devono aspettare la maggiore età per richiedere la cittadinanza. Il 1 marzo nasce per rispondere simbolicamente a qualsiasi forma di razzismo e di discriminazione. Pensato in Francia, lo sciopero è stato rilanciato in Italia con una marcia in più dopo la vicenda delle violenze di Rosarno.&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/640700580</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/640700580</guid><pubDate>Fri, 28 May 2010 09:12:20 -0400</pubDate></item><item><title>Ponza e Ventotene, la crisi è anche qui</title><description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_l33oq15QVd1qz7axk.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le grotte naturali di Ventotene, le spiagge ferrose, bollenti sotto la luce solare e di ghiaccio nelle ore serali; l’acqua azzurra e l’isolotto di Santo Stefano a portata di mano. Poco più in là Ponza, Palmarola e Zannone, luoghi in cui trascorrere  piacevoli periodi di relax. Potrebbe essere uno spot perfetto per una campagna pubblicitaria, ma i tour operator, quest’anno, sono con le mani nei capelli. Le due isole in provincia di Latina subiscono la crisi, violenta. Le strutture ricettive, come gli alberghi e i bed and breakfast, non hanno ancora potuto accogliere le decine di turisti arrivate negli scorsi anni. Basta un paragone: rispetto allo scorso anno, nel giorno dell’apertura della stagione balneare, il primo maggio, di turisti non ce n’erano, da nessuna parte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A Ventotene, oltre ai guai provocati dal maltempo, piogge e vento hanno continuato ininterrottamente a sferzare l’intera isola per intere settimane, ora è arrivata anche un’altra notizia che di certo non aiuta: sarebbero 10 gli indagati per la morte delle due studentesse 14enni, travolte da una parete di uno scoglio a Cala Rossano. Tra i nomi anche quelli dell’attuale sindaco Giuseppe Assenso e quello del suo predecessore. “Siamo profondamente colpiti dall’evento tragico che ha causato la morte di due studentesse a Ventotene” dichiara il presidente della Confcommercio della Provincia di Latina, Vincenzo Zottola  che ha spiegato che cosa bisogna fare per risollevare la situazione: “siamo convinti che la sicurezza  sia l’obiettivo prioritario che deve essere attuato mediante un programma di monitoraggio e di intervento complessivo per fronteggiare le situazioni di alto rischio”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli alberghi poco affollati presenti sull’isola confermano le difficoltà di questa stagione. Ma che il settore fosse già in recessione rispetto all’anno scorso lo testimoniano soprattutto i dati del centro studi turistici della Camera di Commercio di Latina: un calo strutturale sui numeri di arrivi e presenze che incideranno anche sulla prossima stagione sull’intero tessuto economico della zona. Le vie dei paesi rimangono deserte; i ristoranti, gli affitta barche e i negozi vuoti. Il rosso e l’ocra del porto romano scrutano l’orizzonte in attesa di trovare di nuovo quei traghetti stracolmi di turisti, specialmente stranieri, pronti a immergersi nelle calde acque  dell’arcipelago delle isole Pontine e a sdraiarsi sulle spiagge oggi ancora chiuse dopo l’incidente dello scorso aprile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Siamo molto preoccupati per la situazione economica e turistica delle isole pontine e di Ponza in particolare perché  l’arcipelago è da sempre il fiore all’occhiello della nostra regione, in grado di attrarre turismo da tutto il mondo, produrre ricchezza per 365 giorni l’anno e creare migliaia di posti di lavoro” commenta il presidente della Confcommercio del Lazio, Cesare Pambianchi che estende dopo Ventotene anche a Ponza. La città famosa per il suo porto è stata colpita proprio al cuore delle sue attività: da più di un anno sono infatti dieci i pontili sotto sequestro della Procura. Il motivo sono i vizi rela tivi alle concessioni e all’inci denza ambientale dei corpi morti, lastroni di ferro utilizzati per ormeggiare le barche. Una situazione che ha portato all’esasperazioni gli operatori del porto che ora chiedono risposte immediate, prima con il dissequestro dei pontili, vera calamità dicono i ponzesi per l’economia locale, e poi avviando interventi di consolidamento delle falesie per riaprire quelle spiagge ancora chiuse, come a Ventotene, per via del pericolo crolli. Le spiagge e una economia che ruoti anche sfruttando di più l’entroterra è quello che chiedono invece gli altri abitanti, quelli meno legati al porto, che denunciano come i corpi morti nel mare di fronte alla zona di Santa Maria abbiamo provocato nel corso di questi anni l’arretramento dell’arenile di ben10 metri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Entrambe le isole sono interessate da quei fenomeni erosivi che nel corso degli anni si sono manifestati anche in modo drammatico. La tragedia delle studentesse di Morena arriva dopo un lungo elenco di incidenti che cominciano nel 1997 con la morte di un operaio sulla spiaggia di Chiaia di Luna. L’uomo, che lavorava proprio alla messa in sicurezza delle pareti rocciose per evitare il pericolo di caduta massi, è caduto da una altezza di 70 metri mentre distendeva una rete di protezione. I pericoli maggiori comunque sono sempre per i turisti. Nel 2001 una turista italiana è rimasta schiacciata da un masso in acqua. Il cartello che segnalava il divieto di balneazione sotto costa era stato spostato dalle acque agitate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ponza e Ventotene sono interessati da fenomeni dovuti “ a materiali di scivolamento” spiegano dal dipartimento di scienze geologiche della università Federico II di Napoli. Le due principali isole, soprattutto nelle zone con costoni alti e sul mare, possono registrare fenomeni di crolli vista la loro natura morfologica che le classifica fra le formazioni di natura vulcanica. Natura diversa invece per le altre isole, come Santo Stefano e Zannone, in cui il rischio crolli è sostituito da fenomeni di smottamento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ultima questione, anche se non per ordine d’importanza, è il collegamento fra le due isole pontine: per spostarsi da Ponza a Ventotene possono occorrere anche tre ore. Lo racconta il presidente di Ascom di Ventotene, Pietro Pennacchio che ricopre anche la carica di consigliere comunale della cittadina. “Serve un’agenzia di promozione turistica che possa creare una sinergia fra i due territori” ha detto Pennacchio che ha chiesto anche l’intervento di un’istituzione come la Regione Lazio che deve occuparsi della promozione di questo territorio. “Dobbiamo smetterla di cambiare idea ogni cinque anni, ogni volta che cambia il governo dell’isola” ha concluso il consigliere. Una richiesta che arriva anche dalle associazioni sul territorio, come la Pro Loco di Ponza. Una contrazione del giro d’affari che si stima tocchi l’80% dei ricavi della stagione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;da “Terra” 27/05/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/638811311</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/638811311</guid><pubDate>Thu, 27 May 2010 18:51:00 -0400</pubDate><category>crisi turismo</category><category>turismo</category><category>vacanze</category><category>ventotene</category><category>ponza</category><category>crollo ventotene</category><category>crisi ponza e ventotene</category></item><item><title>Trimestre d'orato</title><description>&lt;p&gt;Nel settore dell’information Technologies la Engineering S.p.A. cresce. I dati concernenti il primo trimestre, approvati dal cda, mostrano come la società con 33 sedi in Italia e tre all’estero, rispettivamente a Dublino, Bruxelles e San Paolo, abbia aumentato i propri ricavi. 164,5 milioni di euro. L’indice Ebitda a 12,3 milioni di euro; Posizione finanziaria netta ridotta a – 11 milioni.&lt;br/&gt;
“Con questi numeri dovrebbero assumere anziché licenziare” risponde Canio Calitri, &lt;br/&gt;
segretario generale della Fiom di Roma e Lazio. “A Roma sono impiegate 700 persone. Nell’ottobre del 2008 il gruppo ha deciso il licenziamento di circa 300. La cassa integrazione è durata per due anni, scade il prossimo gennaio. Il gruppo però non perde, ha un fatturato positivo. Non capiamo il motivo di queste riduzioni di organico”. &lt;br/&gt;
Al segretario Fiom Calitri risponde l’ingegner Luigi Palmisani, direttore organizzazione e personale di Engineering: “I buoni risultati del gruppo ci portano a dire che il problema che in origine sembrava essere di 236 posti di lavoro si è ridotto ad un terzo. Permangono, purtroppo, una ottantina di esuberi.”&lt;br/&gt;
Il caso riguarda il passaggio che ha portato la vecchia Atos all’interno di Engineering. “Sei mesi dopo l’acquisizione di Atos il management di Engineering ha predisposto un piano d’integrazione e riorganizzazione dell’azienda, nel quale si evidenziavano 236 esuberi strutturali” spiega Palmisani. “Conseguentemente a ottobre del 2008 è stata aperta una procedura di mobilità. Gli esuberi erano dipendenti, in massima parte, da due linee di azione: l’esternalizzazione di alcune fasi di lavoro a basso valore aggiunto e la soppressione di funzioni in sovrapposizione con analoghe funzioni svolte a livello di capogruppo”. Palmisani poi chiarisce un aspetto della situazione che interessa la società “in nessun momento l’azienda ha sospeso più di 190 dipendenti, avendo attivato fin da subito la politica di riallocare gli esuberi nelle posizioni che si andavano rendendo disponibili in altre aziende del gruppo”.&lt;br/&gt;
Nel corso di questi mesi sono stati attivati strumenti utili a gestire gli esuberi (mobilità incentivata, outplacement, mobilità territoriale) e, soprattutto un piano di formazione straordinario volto alla riconversione di alcune professionalità oramai obsolete. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da MF - Milano Finanza del 22/05/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/634393792</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/634393792</guid><pubDate>Wed, 26 May 2010 09:05:00 -0400</pubDate><category>Engineering</category><category>cassa integrazione fiom</category><category>fiom</category><category>IT</category></item><item><title>Tre "mafie" per Fondi</title><description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_l2zqaeM7Mv1qz7axk.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Ci costituiremo parte civile, sia come Mof s.p.a. che come associazione degli operatori legati al mercato ortofrutticolo”. Le parole sono quelle dell’amministratore delegato del MOF di Fondi, Vincenzo Addessi, l’uomo alla guida del più grande mercato d’Italia. Gli arresti, eseguiti su indicazione della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno coinvolto proprio le attività del mercato. La commercializzazione dei prodotti agroalimentari veniva gestita infatti da famiglie legate alla camorra e proprio la città di Fondi era la base di una di queste, i D’Alterio che con la LazialFrigo eseguivano gli ordini della famiglia Pagano, proprietaria de “La Paganese trasporti &amp; c. snc” che deteneva il monopolio dei trasporti ortofrutticoli verso il centro-sud.&lt;br/&gt;
Dopo le dimissioni, avvenute a marzo, dell’ex presidente di nomina regionale, Bruno Placidi, Addessi oggi è supportato solo dal cda dell’azienda. Secondo lo statuto del Mof l’amministratore delegato è espressione della parte privata, anche se di minoranza. Come riportano le visure catastali della Camera di Commercio di Latina, la gestione del Mof è affidata ad un consiglio di amministrazione di nomina privata e pubblica. La società ha una maggioranza pubblica (51%): la Regione Lazio con il 29%, il Comune di Fondi con il 15%, la CCIAA (camera di commercio) con il 7%. La parte privata, costituita dagli operatori ortofrutticoli, è rappresentata dal Consorzio Euromof, proprietario del 49% delle partecipazioni azionarie.&lt;br/&gt;
Addessi è anche l’amministratore unico proprio di questo consorzio. Ora la nuova giunta regionale dovrà nominare il nuovo presidente della s.p.a. che, secondo i rapporti della Dda di Napoli, è al centro della rete criminale presente in tutto il sud pontino e in Campania. I 68 arresti della scorsa settimana hanno coinvolto personalità di spicco del clan dei Casalesi nel Casertano, dei Mallardo e dei Licciardi in provincia di Napoli. Il centro agroalimentare di Fondi ospita 120 aziende grossiste con punto vendita. Ogni giorno nei suoi 335 ettari di estensione, sono milioni le tonnellate di merci movimentate. All’interno del centro viene eseguita tutta la filiera di preparazione dei prodotti per la media e grande distribuzione. Un giro d’affari da centinaia di milioni di euro nelle mani dei clan mafiosi.&lt;br/&gt;
 “Non dobbiamo però pensare che l’operazione dei giudici colpisca quel processo di formazione del prezzo, anzi: quella del trasporto è un’attività esterna al Mof, di servizio. Non ci riguarda” dice Addessi spostando l’attenzione: “c’è sempre qualcuno che vuole portare l’attenzione attorno al Mof. Questo non è un covo di pirati. C’è una rappresentazione mediatica sbagliata”. Parole sicuramente distanti dalle relazioni degli inquirenti e dalla intercettazioni che mostrano come proprio il mercato di Fondi sia al centro del nuovo patto fra mafia, camorra e ‘ndrangheta. “Questo è un problema che noi abbiamo denunciato 10 anni fa” continua Addessi che poi solleva una questione: “il vero nostro problema sono quel cartello di grandi aziende che si occupano di distribuzione e che decidono i prezzi delle merci”. Stesso interrogativo che si pone Lino Conte, segretario del settore sud per la Coldiretti, nella provincia di Latina. “Chi lo dice che questi criminali influenzassero i prezzi? Nessuno all’interno del Mof ha mai subito pressioni, e soprattutto sulla formazione dei prezzi al consumatore”. &lt;br/&gt;
Una realtà diversa da quella che però descrive il sindacato “La camorra c’era, c’è e continuerà ad esserci. Una famiglia viene arrestata e una è pronta a subentrare”. Salvatore D’incertopadre, segretario provinciale della Cgil di Latina spiega come la situazione all’interno del Mof sia tutt’altro che risolta. “La maggior parte dei lavoratori ha paura di farsi avvicinare temono ritorsioni. Siamo però riusciti a riorganizzare il contratto del commercio per gli operatori del Mof”. D’Incertopadre spiega che “esistevano decine di cooperative, tutte con incarichi subbappaltati. Oggi la situazione non è molto diversa rispetta a qualche anno fa” Cosa serve? “Che il comune di Fondi tuteli il mercato e sia vicino agli agricoltori”. La stessa richiesta arriva anche dai consiglieri di opposizione al comune di Fondi. Subito un consiglio straordinario per discutere di quanto accaduto, con l’invito al sindaco De Meo di prendere una posizione chiara sulla vicenda. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;da “Il Sole 24 Ore” 19/05/2010&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/632015860</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/632015860</guid><pubDate>Tue, 25 May 2010 15:34:17 -0400</pubDate><category>Fondi</category><category>mafia</category><category>mof</category><category>mof fondi</category><category>bruno fiore</category><category>coldiretti latina</category><category>cgil d'incertopadre</category><category>addessi</category></item><item><title>Finisce il silenzio dei blogger e allora si ricominci a macinare...</title><description>&lt;img src="http://29.media.tumblr.com/G88bm6NR7pwqgyqv8ja3COhHo1_250.png"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Finisce il silenzio dei blogger e allora si ricominci a macinare caratteri per rendere questo spazio utile per tutti.&lt;br/&gt;
Oggi mi arriva una mail da una amica che sta soggiornando in Germania, per essere precisi a Berlino (un pò diversa dal resto del paese). La prima pagina del DIE ZEIT, uno dei principali quotidiani tedeschi pubblica in prima pagina la faccia sorridente del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’articolo si intitola “Das grosse verfuhrer” (Il grande seduttore).&lt;br/&gt;&lt;a href="http://www.zeit.de/2009/29/DOS-Berlusconi"&gt;Qui potete leggere l’articolo&lt;/a&gt; : tutto ciò che c’è da sapere su Berlusconi e sui suoi seguaci.&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/141707432</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/141707432</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2009 18:22:17 -0400</pubDate><category>berlusconi papi,</category><category>berlusconi die ziet</category><category>berlusconi puttanopoli</category><category>berlusconi stampa estera</category></item><item><title>Oggi sciopero contro il DDL Alfano...</title><description>&lt;img src="http://30.media.tumblr.com/G88bm6NR7pvbolcnIBWTcVXho1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Oggi sciopero contro il DDL Alfano &lt;a href="http://dirittoallarete.ning.com"&gt;&lt;a href="http://dirittoallarete.ning.com"&gt;http://dirittoallarete.ning.com&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/141040991</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/141040991</guid><pubDate>Mon, 13 Jul 2009 18:40:00 -0400</pubDate></item><item><title>Un fenomeno particolare</title><description>&lt;p&gt;La Thuile, gioiello valdostano caro a chi ama gli sport invernali e decide di passare i suoi periodi di relax perso fra le montagne fra il Monte Bianco e il piccolo San Bernardo; Coùrmayeur, ultimo comune italiano, attraversato dalla Dora Baltea, diviso fra le sue due valli, location di set cinematografici. Aosta, quasi 40 mila abitanti in un piccolo agglomerato urbano in un fondovalle: clima continentale. Tutte località sopra i 500 metri dal livello del mare. Valle D’Aosta presa da esempio per parlare di un fenomeno prettamente estivo che può condizionare chi vive o passa il suo tempo in località come queste. L’aumento di ozono prodotto nei periodi di maggiore insolazione, nella stagione estiva. L’ozono è un gas irritante che colpisce le congiuntive e le mucose delle vie respiratorie superiori e inferiori, creando problemi alle fasce di popolazione più sensibili. La Valle D’Aosta viene monitorata quotidianamente da 13 stazioni di rilevamento che mandano i dati raccolti agli uffici dell’Arpa; qui vengono analizzati e inseriti in un unico database che permette di avere un quadro completo nel corso dei giorni. Le brezze di valle, fiumi di aria che risalgono il fondo valle, portano spesso inquinanti dai centri urbani. Aosta nel nostro esempio ma anche il canton Ticino soffre la presenza di polveri sottili che arrivano direttamente da città come Torino. La presenza di giornate limpide, assolate, l’aggiunta di agenti inquinanti fissa nell’aria ozono. Qualità dell’area controllabile direttamente anche da internet dal portale lamiaaria.it che mette a disposizione i dati raccolti nei territori dall’Arpa. Nell’arco di sette giorni, le zone della valle d’Aosta e del canton Ticino si colorano quasi sempre di giallo arancione: colore utilizzato per indicare qualità dell’area mediocre, insalubre per gruppi sensibili. “Non bisogna preoccuparsi” tiene a precisare Giovanni Agnesod, direttore dell’Arpa della Valle D’Aosta. “La formazione di ozono avviene in modo naturale nei territori come questo. Accade naturalmente l’estate e comunque in valle d’Aosta non esistono fonti inquinanti locali. Ciò che viene portato dalle masse d’aria ci arriva da altre località, è qualcosa di incontrollabile ma che rimane sotto osservazione e non deve destare allarme”. Dunque Torino principale fucina di agenti inquinanti (la città è al sesto posto nella classifica nazionale negativa delle auto inquinanti) come anche l’autostrada Torino-Aosta fino al traforo del Monte Bianco che registra un’alta densità di traffico proveniente dal Piemonte. Poco sopra al livello di guardia lo sforamento di ozono ad Aosta; il valore si mantiene sui 127 µg/m3 dove il limite di guardia è di 120. “Purtroppo accade naturalmente, l’ozono si forma sotto l’effetto dei raggi solari” insistono dall’Arpa. Una situazione che non deve assolutamente preoccupare chi si trova nella zona o si sta per dirigere in Valle D’Aosta. Monitorando tutti i dati raccolti dalle centraline presenti sul territorio si può facilmente constatare che non esiste quasi traccia di agenti inquinanti presenti in dosi preoccupanti. Anche nel centro della città in piazza Plouves, su un valore medio di otto ore, i livelli di ozono rimangono discreti mentre assolutamente nella norma i PM10, le polveri sottili i cui livelli di allerta non vengono mai superati e il biossido di zolfo 4µg/m3 valore molto basso se si pensa che la soglia di allarme scatta a 500 µg/m3.&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/138363365</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/138363365</guid><pubDate>Thu, 09 Jul 2009 08:34:15 -0400</pubDate><category>valle d'aosta</category><category>inquinamento</category><category>ozono valle d'aosta</category><category>inquinamento ozono</category></item><item><title>Auto azzurre, auto blu.</title><description>&lt;p&gt;Comincio da alcune parole, quelle che una signora il 7 luglio recitava guardando stupita l’incredibile schieramento di polizia che aveva ingabbiamo piazza Barberini. La signora diceva, impautirita: “Erano anni che non vedevo così tanta polizia”. Erano anni, gli anni 70, gli anni dello stragismo, quando il diritto a manifestare pacificamente era messo a rischio da attacchi politici che finivano a colpi di arma da fuoco e con morti e feriti per strada. Oggi siamo in uno stato democratico, uno stato di diritto, in cui il diritto a manifestare pacificamente è sancito dalla carta costituzionale; non sembra però venir rispettato. La polizia, i carabinieri, la guardia di finanza. Plotoni schierati per impedire anche il minimo movimento. Macchine con lampeggianti a ogni incrocio della città. Auto civetta, moto, uomini in borghese si sono aggiunti ai militari già schierati da mesi davanti ai cosiddetti luoghi caldi della città. Ogni forma di dissenso viene repressa. Piccoli cortei, manifestazioni non autorizzate. Si reprime e si arrestano i giovani, come in Iran. Forse il paragone non è dei più appropriati ma ieri a piazza Barberini davanti ai blindati che impedivano l’accesso a via Veneto, c’erano delle reti metalliche che ricordavano tanto quelle di genova 2001. A Roma abbiamo assistito a una caccia all’uomo, contro chiunque fosse vicino ai temibili contestatori, gruppi di studenti organizzati, attivisti di movimenti ultraconosciuti a Roma. Si è arrivato anche a parlare dei black-block, fotografati mentre danno fuoco a un cassonetto: guerriglia urbana, urlano i giornali. Ma siamo sicuri che la spirale di dissenso e violenza non sia stata accesa da una parte, quella della presunta legalità e successiva repressione, da parte di coloro che devono essere i tutori della sicurezza dei cittadini ma sembrano reprimere anche i diritti fondamentali?&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/137694763</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/137694763</guid><pubDate>Wed, 08 Jul 2009 07:51:00 -0400</pubDate><category>G8</category><category>G8 roma</category><category>Roma g8</category><category>polizia a roma</category><category>stato di polizia</category><category>sicurezza</category><category>manifestare</category><category>diritto a manifestare</category><category>manifestare a roma</category><category>manifestazione g8 roma</category></item><item><title>Amico gesù, aiutaci tu.</title><description>&lt;p&gt;Domani si tornerà a parlare di Don Ruggiero Conti, l’ex parroco di Selva Candida accusato di pedofilia. Il prete avrebbe ripetutamente, per 10 anni, abusato di minori spesso bambini con alle spalle grave situazioni familiari. Decine le vittime delle “attenzioni” di Don Ruggiero accusato anche di prostituzione aggravata.&lt;br/&gt;
Domani alla sesta sezione del Tribunale penale di Roma sarà la volta del faccia a faccia fra il comune di Roma e Mario Staderini. Direte voi ora che centra un radicale?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Durante la prima udienza il comune di Roma era incappato in una grave situazione: l’Alemanno infatti aveva deciso di non costituire il comune come parte civile nel processo contro il sacerdote, arrivando anche a sospendere a dirigente preposta a mettere la firma su quella decisione comunale. L’esponente radicale, annusata l’aria, si gettava a capofitto per coprire il buco del Campidoglio e per dare un segnale forte: anche se l’aria a Roma è cambiata, il fatto che viene giudicato non può essere lasciato da parte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Preti e pedofilia: il 30 giugno del 2008 Don Ruggiero era finito in carcere mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sidney. &lt;br/&gt;
Secondo l’accusa, il sacerdote negli ultimi dieci anni avrebbe ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure, tra l’altro, nell’oratorio e nei campeggi estivi. Nel corso delle indagini successive alcuni casi risalirebbero fino a venticinque anni fa.&lt;/p&gt;</description><link>http://lanfrancosbardella.com/post/136540075</link><guid>http://lanfrancosbardella.com/post/136540075</guid><pubDate>Mon, 06 Jul 2009 13:56:00 -0400</pubDate><category>don ruggiero</category><category>alemanno don ruggiero</category></item></channel></rss>
