Lavoriamo per far fare bella figura all’Italia.
Sono tre i poli natatori in costruzione per i mondiali di Nuoto. Quello di Ostia è il primo. La procura ha aperto due indagini: sulle terre di movimentazione (quelle scavate per lasciare spazio alla costruzione della struttura) che verrebbero smaltite all’interno di un’area verde protetta, e sulla indagine conoscitiva mai effettuata sull’esistenza o meno di ordigni bellici risalenti al periodo della guerra. Spostandoci verso la periferia arriviamo al cantiere di Pietralata, primo per importo dell’appalto (10 milioni di euro), pachidermico nel ritmo dei lavori; sono da completare tutte le pareti esterne e le piscine. Qui a Pietralata sarà un privato, L’Aurelia Nuoto, a gestire l’impianto. Ultimo Polo Natatorio quello dell’Eur, dietro Via della Vasca Navale, alle spalle delle strutture dell’Università di Roma 3. Vi riporto un breve dialogo, poche parole scambiate con un operaio che scarica pancali di Gasbeton, un sistema costruttivo per la messa in opera di pareti. Gli chiedo: “Ce la fate a finire in tempo?”. Lui: “ahahah, lo vedi che scarico?”. Io gli rispondo di no, non conosco il materiale. Lui mi fa capire che manca ancora tanto, più dei 20 giorni programmati per la fine dei lavori. Insisto: “E allora come fate? Fate gli straordinari, ve li pagano?”. Altra risata, poi risponde “gli straordinari li facciamo sempre, non ci danno una lira. Lavoriamo per far fare bella figura all’Italia”. Gli chiedo se fanno uso di lavoro in nero. La sua risposta è chiarificatrice: “Qui non c’è lavoro in nero, c’è in bianco, poi che in giallo (i cinesi) e poi c’è quello nero chiaro (gli zingari egiziani)”. Conclude così. Poco dopo entro nel cantiere e mentre noto che alcuni operai senza casco di protezione o imbragature lavorano sul tetto della struttura, un capocantiere mi fa notare: “Vedi, è tutto pronto, mancano solo i rivestimenti”.