Sono passati 18 mesi dall’alluvione che mise in ginocchio le decine di aziende che risiedono lungo la cosiddetta Tiburtina Valley, il distretto legato alla alta tecnologia e al terziario nascosto agli occhi della città ma cuore pulsante produttivo della capitale. La vicenda di Eutelia è stata l’unica a riportare l’attenzione sulla zona investita dopo la calamità da una crisi, da cui sta uscendo soltanto adesso.
Dieci giorni di piogge provocarono allagamenti nei capannoni e nei siti produttivi di case editrici e rivendite all’ingrosso di idraulica, cosmesi, articoli per l’edilizia. Danni per centinaia di milioni di euro, 150 in tutto, come aveva denunciato anche il minisindaco del V municipio, Ivano Caradonna, territorio proprio dove si trova la Valley. Lungo i 70 ettari si contano oltre 100 aziende, molte specializzate in alta tecnologia, coordinate nel cosiddetto tecnopolo tiburtino, settore che complessivamente nel 2006 fatturava 550 milioni di euro per un totale di 4000 addetti impiegati. Il tecnopolo però è proprio la zona dove le piogge hanno causato meno danni. “Non abbiamo fatto richieste di finanziamenti” rispondono dall’ufficio comunicazione, “la nostra è una zona circoscritta e non abbiamo subito danni evidenti”.
Alenia, Telespazio, Vitrociset, Alcatel, Elettronica, sono solo alcuni dei nomi dei big del settore presenti in questa zona. Nel giugno del 2009 la Regione Lazio ha stanziato 600 milioni di euro per la cassa integrazione e le imprese danneggiate. L’intero finanziamento è valido per il biennio 2009-2010. Della somma iniziale, 220 milioni di euro sono fondi regionali provenienti dal fondo sociale Europeo. Una cifra arrivata a sei mesi dall’emergenza, non sufficiente però, come lamentano la maggioranza delle aziende operanti nel terziario, a superare il grave periodo di crisi successivo alla calamità.
L’inizio dell’anno è stato il momento per ripartire, preservando parte dei posti di lavoro. Dei 200 mila euro promessi a ciascuna azienda, il contributo istituzionale è stato però molto inferiore. Rispetto al 2009, l’anno più difficile per molte piccole e medie imprese che hanno registrato un calo del fatturato anche del 50%, il 2010 si è aperto con crescita di pochi punti percentuali. Ci vorranno molti anni per tornare agli utili di tre anni fa anche perché molti proprietari ora si trovano a pagare un mutuo più alto del valore effettivo degli immobili.
da “MF - Milano Finanza” del 29/05/2010
Cosa succederebbe se quattro milioni di persone smettessero di lavorare, pagare l’affitto, andare a scuola e fare acquisti? Quattro milioni di persone in Italia sono nate in un altro paese ma vivono qui, oppure sono nate in Italia da genitori stranieri e per la legge attuale devono aspettare la maggiore età per richiedere la cittadinanza. Il 1 marzo nasce per rispondere simbolicamente a qualsiasi forma di razzismo e di discriminazione. Pensato in Francia, lo sciopero è stato rilanciato in Italia con una marcia in più dopo la vicenda delle violenze di Rosarno.

Le grotte naturali di Ventotene, le spiagge ferrose, bollenti sotto la luce solare e di ghiaccio nelle ore serali; l’acqua azzurra e l’isolotto di Santo Stefano a portata di mano. Poco più in là Ponza, Palmarola e Zannone, luoghi in cui trascorrere piacevoli periodi di relax. Potrebbe essere uno spot perfetto per una campagna pubblicitaria, ma i tour operator, quest’anno, sono con le mani nei capelli. Le due isole in provincia di Latina subiscono la crisi, violenta. Le strutture ricettive, come gli alberghi e i bed and breakfast, non hanno ancora potuto accogliere le decine di turisti arrivate negli scorsi anni. Basta un paragone: rispetto allo scorso anno, nel giorno dell’apertura della stagione balneare, il primo maggio, di turisti non ce n’erano, da nessuna parte.
A Ventotene, oltre ai guai provocati dal maltempo, piogge e vento hanno continuato ininterrottamente a sferzare l’intera isola per intere settimane, ora è arrivata anche un’altra notizia che di certo non aiuta: sarebbero 10 gli indagati per la morte delle due studentesse 14enni, travolte da una parete di uno scoglio a Cala Rossano. Tra i nomi anche quelli dell’attuale sindaco Giuseppe Assenso e quello del suo predecessore. “Siamo profondamente colpiti dall’evento tragico che ha causato la morte di due studentesse a Ventotene” dichiara il presidente della Confcommercio della Provincia di Latina, Vincenzo Zottola che ha spiegato che cosa bisogna fare per risollevare la situazione: “siamo convinti che la sicurezza sia l’obiettivo prioritario che deve essere attuato mediante un programma di monitoraggio e di intervento complessivo per fronteggiare le situazioni di alto rischio”.
Gli alberghi poco affollati presenti sull’isola confermano le difficoltà di questa stagione. Ma che il settore fosse già in recessione rispetto all’anno scorso lo testimoniano soprattutto i dati del centro studi turistici della Camera di Commercio di Latina: un calo strutturale sui numeri di arrivi e presenze che incideranno anche sulla prossima stagione sull’intero tessuto economico della zona. Le vie dei paesi rimangono deserte; i ristoranti, gli affitta barche e i negozi vuoti. Il rosso e l’ocra del porto romano scrutano l’orizzonte in attesa di trovare di nuovo quei traghetti stracolmi di turisti, specialmente stranieri, pronti a immergersi nelle calde acque dell’arcipelago delle isole Pontine e a sdraiarsi sulle spiagge oggi ancora chiuse dopo l’incidente dello scorso aprile.
“Siamo molto preoccupati per la situazione economica e turistica delle isole pontine e di Ponza in particolare perché l’arcipelago è da sempre il fiore all’occhiello della nostra regione, in grado di attrarre turismo da tutto il mondo, produrre ricchezza per 365 giorni l’anno e creare migliaia di posti di lavoro” commenta il presidente della Confcommercio del Lazio, Cesare Pambianchi che estende dopo Ventotene anche a Ponza. La città famosa per il suo porto è stata colpita proprio al cuore delle sue attività: da più di un anno sono infatti dieci i pontili sotto sequestro della Procura. Il motivo sono i vizi rela tivi alle concessioni e all’inci denza ambientale dei corpi morti, lastroni di ferro utilizzati per ormeggiare le barche. Una situazione che ha portato all’esasperazioni gli operatori del porto che ora chiedono risposte immediate, prima con il dissequestro dei pontili, vera calamità dicono i ponzesi per l’economia locale, e poi avviando interventi di consolidamento delle falesie per riaprire quelle spiagge ancora chiuse, come a Ventotene, per via del pericolo crolli. Le spiagge e una economia che ruoti anche sfruttando di più l’entroterra è quello che chiedono invece gli altri abitanti, quelli meno legati al porto, che denunciano come i corpi morti nel mare di fronte alla zona di Santa Maria abbiamo provocato nel corso di questi anni l’arretramento dell’arenile di ben10 metri.
Entrambe le isole sono interessate da quei fenomeni erosivi che nel corso degli anni si sono manifestati anche in modo drammatico. La tragedia delle studentesse di Morena arriva dopo un lungo elenco di incidenti che cominciano nel 1997 con la morte di un operaio sulla spiaggia di Chiaia di Luna. L’uomo, che lavorava proprio alla messa in sicurezza delle pareti rocciose per evitare il pericolo di caduta massi, è caduto da una altezza di 70 metri mentre distendeva una rete di protezione. I pericoli maggiori comunque sono sempre per i turisti. Nel 2001 una turista italiana è rimasta schiacciata da un masso in acqua. Il cartello che segnalava il divieto di balneazione sotto costa era stato spostato dalle acque agitate.
Ponza e Ventotene sono interessati da fenomeni dovuti “ a materiali di scivolamento” spiegano dal dipartimento di scienze geologiche della università Federico II di Napoli. Le due principali isole, soprattutto nelle zone con costoni alti e sul mare, possono registrare fenomeni di crolli vista la loro natura morfologica che le classifica fra le formazioni di natura vulcanica. Natura diversa invece per le altre isole, come Santo Stefano e Zannone, in cui il rischio crolli è sostituito da fenomeni di smottamento.
Ultima questione, anche se non per ordine d’importanza, è il collegamento fra le due isole pontine: per spostarsi da Ponza a Ventotene possono occorrere anche tre ore. Lo racconta il presidente di Ascom di Ventotene, Pietro Pennacchio che ricopre anche la carica di consigliere comunale della cittadina. “Serve un’agenzia di promozione turistica che possa creare una sinergia fra i due territori” ha detto Pennacchio che ha chiesto anche l’intervento di un’istituzione come la Regione Lazio che deve occuparsi della promozione di questo territorio. “Dobbiamo smetterla di cambiare idea ogni cinque anni, ogni volta che cambia il governo dell’isola” ha concluso il consigliere. Una richiesta che arriva anche dalle associazioni sul territorio, come la Pro Loco di Ponza. Una contrazione del giro d’affari che si stima tocchi l’80% dei ricavi della stagione.
da “Terra” 27/05/2010
Nel settore dell’information Technologies la Engineering S.p.A. cresce. I dati concernenti il primo trimestre, approvati dal cda, mostrano come la società con 33 sedi in Italia e tre all’estero, rispettivamente a Dublino, Bruxelles e San Paolo, abbia aumentato i propri ricavi. 164,5 milioni di euro. L’indice Ebitda a 12,3 milioni di euro; Posizione finanziaria netta ridotta a – 11 milioni.
“Con questi numeri dovrebbero assumere anziché licenziare” risponde Canio Calitri,
segretario generale della Fiom di Roma e Lazio. “A Roma sono impiegate 700 persone. Nell’ottobre del 2008 il gruppo ha deciso il licenziamento di circa 300. La cassa integrazione è durata per due anni, scade il prossimo gennaio. Il gruppo però non perde, ha un fatturato positivo. Non capiamo il motivo di queste riduzioni di organico”.
Al segretario Fiom Calitri risponde l’ingegner Luigi Palmisani, direttore organizzazione e personale di Engineering: “I buoni risultati del gruppo ci portano a dire che il problema che in origine sembrava essere di 236 posti di lavoro si è ridotto ad un terzo. Permangono, purtroppo, una ottantina di esuberi.”
Il caso riguarda il passaggio che ha portato la vecchia Atos all’interno di Engineering. “Sei mesi dopo l’acquisizione di Atos il management di Engineering ha predisposto un piano d’integrazione e riorganizzazione dell’azienda, nel quale si evidenziavano 236 esuberi strutturali” spiega Palmisani. “Conseguentemente a ottobre del 2008 è stata aperta una procedura di mobilità. Gli esuberi erano dipendenti, in massima parte, da due linee di azione: l’esternalizzazione di alcune fasi di lavoro a basso valore aggiunto e la soppressione di funzioni in sovrapposizione con analoghe funzioni svolte a livello di capogruppo”. Palmisani poi chiarisce un aspetto della situazione che interessa la società “in nessun momento l’azienda ha sospeso più di 190 dipendenti, avendo attivato fin da subito la politica di riallocare gli esuberi nelle posizioni che si andavano rendendo disponibili in altre aziende del gruppo”.
Nel corso di questi mesi sono stati attivati strumenti utili a gestire gli esuberi (mobilità incentivata, outplacement, mobilità territoriale) e, soprattutto un piano di formazione straordinario volto alla riconversione di alcune professionalità oramai obsolete.
Da MF - Milano Finanza del 22/05/2010

“Ci costituiremo parte civile, sia come Mof s.p.a. che come associazione degli operatori legati al mercato ortofrutticolo”. Le parole sono quelle dell’amministratore delegato del MOF di Fondi, Vincenzo Addessi, l’uomo alla guida del più grande mercato d’Italia. Gli arresti, eseguiti su indicazione della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno coinvolto proprio le attività del mercato. La commercializzazione dei prodotti agroalimentari veniva gestita infatti da famiglie legate alla camorra e proprio la città di Fondi era la base di una di queste, i D’Alterio che con la LazialFrigo eseguivano gli ordini della famiglia Pagano, proprietaria de “La Paganese trasporti & c. snc” che deteneva il monopolio dei trasporti ortofrutticoli verso il centro-sud.
Dopo le dimissioni, avvenute a marzo, dell’ex presidente di nomina regionale, Bruno Placidi, Addessi oggi è supportato solo dal cda dell’azienda. Secondo lo statuto del Mof l’amministratore delegato è espressione della parte privata, anche se di minoranza. Come riportano le visure catastali della Camera di Commercio di Latina, la gestione del Mof è affidata ad un consiglio di amministrazione di nomina privata e pubblica. La società ha una maggioranza pubblica (51%): la Regione Lazio con il 29%, il Comune di Fondi con il 15%, la CCIAA (camera di commercio) con il 7%. La parte privata, costituita dagli operatori ortofrutticoli, è rappresentata dal Consorzio Euromof, proprietario del 49% delle partecipazioni azionarie.
Addessi è anche l’amministratore unico proprio di questo consorzio. Ora la nuova giunta regionale dovrà nominare il nuovo presidente della s.p.a. che, secondo i rapporti della Dda di Napoli, è al centro della rete criminale presente in tutto il sud pontino e in Campania. I 68 arresti della scorsa settimana hanno coinvolto personalità di spicco del clan dei Casalesi nel Casertano, dei Mallardo e dei Licciardi in provincia di Napoli. Il centro agroalimentare di Fondi ospita 120 aziende grossiste con punto vendita. Ogni giorno nei suoi 335 ettari di estensione, sono milioni le tonnellate di merci movimentate. All’interno del centro viene eseguita tutta la filiera di preparazione dei prodotti per la media e grande distribuzione. Un giro d’affari da centinaia di milioni di euro nelle mani dei clan mafiosi.
“Non dobbiamo però pensare che l’operazione dei giudici colpisca quel processo di formazione del prezzo, anzi: quella del trasporto è un’attività esterna al Mof, di servizio. Non ci riguarda” dice Addessi spostando l’attenzione: “c’è sempre qualcuno che vuole portare l’attenzione attorno al Mof. Questo non è un covo di pirati. C’è una rappresentazione mediatica sbagliata”. Parole sicuramente distanti dalle relazioni degli inquirenti e dalla intercettazioni che mostrano come proprio il mercato di Fondi sia al centro del nuovo patto fra mafia, camorra e ‘ndrangheta. “Questo è un problema che noi abbiamo denunciato 10 anni fa” continua Addessi che poi solleva una questione: “il vero nostro problema sono quel cartello di grandi aziende che si occupano di distribuzione e che decidono i prezzi delle merci”. Stesso interrogativo che si pone Lino Conte, segretario del settore sud per la Coldiretti, nella provincia di Latina. “Chi lo dice che questi criminali influenzassero i prezzi? Nessuno all’interno del Mof ha mai subito pressioni, e soprattutto sulla formazione dei prezzi al consumatore”.
Una realtà diversa da quella che però descrive il sindacato “La camorra c’era, c’è e continuerà ad esserci. Una famiglia viene arrestata e una è pronta a subentrare”. Salvatore D’incertopadre, segretario provinciale della Cgil di Latina spiega come la situazione all’interno del Mof sia tutt’altro che risolta. “La maggior parte dei lavoratori ha paura di farsi avvicinare temono ritorsioni. Siamo però riusciti a riorganizzare il contratto del commercio per gli operatori del Mof”. D’Incertopadre spiega che “esistevano decine di cooperative, tutte con incarichi subbappaltati. Oggi la situazione non è molto diversa rispetta a qualche anno fa” Cosa serve? “Che il comune di Fondi tuteli il mercato e sia vicino agli agricoltori”. La stessa richiesta arriva anche dai consiglieri di opposizione al comune di Fondi. Subito un consiglio straordinario per discutere di quanto accaduto, con l’invito al sindaco De Meo di prendere una posizione chiara sulla vicenda.
da “Il Sole 24 Ore” 19/05/2010
Finisce il silenzio dei blogger e allora si ricominci a macinare caratteri per rendere questo spazio utile per tutti.
Oggi mi arriva una mail da una amica che sta soggiornando in Germania, per essere precisi a Berlino (un pò diversa dal resto del paese). La prima pagina del DIE ZEIT, uno dei principali quotidiani tedeschi pubblica in prima pagina la faccia sorridente del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’articolo si intitola “Das grosse verfuhrer” (Il grande seduttore).
Qui potete leggere l’articolo : tutto ciò che c’è da sapere su Berlusconi e sui suoi seguaci.
Oggi sciopero contro il DDL Alfano http://dirittoallarete.ning.com
La Thuile, gioiello valdostano caro a chi ama gli sport invernali e decide di passare i suoi periodi di relax perso fra le montagne fra il Monte Bianco e il piccolo San Bernardo; Coùrmayeur, ultimo comune italiano, attraversato dalla Dora Baltea, diviso fra le sue due valli, location di set cinematografici. Aosta, quasi 40 mila abitanti in un piccolo agglomerato urbano in un fondovalle: clima continentale. Tutte località sopra i 500 metri dal livello del mare. Valle D’Aosta presa da esempio per parlare di un fenomeno prettamente estivo che può condizionare chi vive o passa il suo tempo in località come queste. L’aumento di ozono prodotto nei periodi di maggiore insolazione, nella stagione estiva. L’ozono è un gas irritante che colpisce le congiuntive e le mucose delle vie respiratorie superiori e inferiori, creando problemi alle fasce di popolazione più sensibili. La Valle D’Aosta viene monitorata quotidianamente da 13 stazioni di rilevamento che mandano i dati raccolti agli uffici dell’Arpa; qui vengono analizzati e inseriti in un unico database che permette di avere un quadro completo nel corso dei giorni. Le brezze di valle, fiumi di aria che risalgono il fondo valle, portano spesso inquinanti dai centri urbani. Aosta nel nostro esempio ma anche il canton Ticino soffre la presenza di polveri sottili che arrivano direttamente da città come Torino. La presenza di giornate limpide, assolate, l’aggiunta di agenti inquinanti fissa nell’aria ozono. Qualità dell’area controllabile direttamente anche da internet dal portale lamiaaria.it che mette a disposizione i dati raccolti nei territori dall’Arpa. Nell’arco di sette giorni, le zone della valle d’Aosta e del canton Ticino si colorano quasi sempre di giallo arancione: colore utilizzato per indicare qualità dell’area mediocre, insalubre per gruppi sensibili. “Non bisogna preoccuparsi” tiene a precisare Giovanni Agnesod, direttore dell’Arpa della Valle D’Aosta. “La formazione di ozono avviene in modo naturale nei territori come questo. Accade naturalmente l’estate e comunque in valle d’Aosta non esistono fonti inquinanti locali. Ciò che viene portato dalle masse d’aria ci arriva da altre località, è qualcosa di incontrollabile ma che rimane sotto osservazione e non deve destare allarme”. Dunque Torino principale fucina di agenti inquinanti (la città è al sesto posto nella classifica nazionale negativa delle auto inquinanti) come anche l’autostrada Torino-Aosta fino al traforo del Monte Bianco che registra un’alta densità di traffico proveniente dal Piemonte. Poco sopra al livello di guardia lo sforamento di ozono ad Aosta; il valore si mantiene sui 127 µg/m3 dove il limite di guardia è di 120. “Purtroppo accade naturalmente, l’ozono si forma sotto l’effetto dei raggi solari” insistono dall’Arpa. Una situazione che non deve assolutamente preoccupare chi si trova nella zona o si sta per dirigere in Valle D’Aosta. Monitorando tutti i dati raccolti dalle centraline presenti sul territorio si può facilmente constatare che non esiste quasi traccia di agenti inquinanti presenti in dosi preoccupanti. Anche nel centro della città in piazza Plouves, su un valore medio di otto ore, i livelli di ozono rimangono discreti mentre assolutamente nella norma i PM10, le polveri sottili i cui livelli di allerta non vengono mai superati e il biossido di zolfo 4µg/m3 valore molto basso se si pensa che la soglia di allarme scatta a 500 µg/m3.
Comincio da alcune parole, quelle che una signora il 7 luglio recitava guardando stupita l’incredibile schieramento di polizia che aveva ingabbiamo piazza Barberini. La signora diceva, impautirita: “Erano anni che non vedevo così tanta polizia”. Erano anni, gli anni 70, gli anni dello stragismo, quando il diritto a manifestare pacificamente era messo a rischio da attacchi politici che finivano a colpi di arma da fuoco e con morti e feriti per strada. Oggi siamo in uno stato democratico, uno stato di diritto, in cui il diritto a manifestare pacificamente è sancito dalla carta costituzionale; non sembra però venir rispettato. La polizia, i carabinieri, la guardia di finanza. Plotoni schierati per impedire anche il minimo movimento. Macchine con lampeggianti a ogni incrocio della città. Auto civetta, moto, uomini in borghese si sono aggiunti ai militari già schierati da mesi davanti ai cosiddetti luoghi caldi della città. Ogni forma di dissenso viene repressa. Piccoli cortei, manifestazioni non autorizzate. Si reprime e si arrestano i giovani, come in Iran. Forse il paragone non è dei più appropriati ma ieri a piazza Barberini davanti ai blindati che impedivano l’accesso a via Veneto, c’erano delle reti metalliche che ricordavano tanto quelle di genova 2001. A Roma abbiamo assistito a una caccia all’uomo, contro chiunque fosse vicino ai temibili contestatori, gruppi di studenti organizzati, attivisti di movimenti ultraconosciuti a Roma. Si è arrivato anche a parlare dei black-block, fotografati mentre danno fuoco a un cassonetto: guerriglia urbana, urlano i giornali. Ma siamo sicuri che la spirale di dissenso e violenza non sia stata accesa da una parte, quella della presunta legalità e successiva repressione, da parte di coloro che devono essere i tutori della sicurezza dei cittadini ma sembrano reprimere anche i diritti fondamentali?
Domani si tornerà a parlare di Don Ruggiero Conti, l’ex parroco di Selva Candida accusato di pedofilia. Il prete avrebbe ripetutamente, per 10 anni, abusato di minori spesso bambini con alle spalle grave situazioni familiari. Decine le vittime delle “attenzioni” di Don Ruggiero accusato anche di prostituzione aggravata.
Domani alla sesta sezione del Tribunale penale di Roma sarà la volta del faccia a faccia fra il comune di Roma e Mario Staderini. Direte voi ora che centra un radicale?
Durante la prima udienza il comune di Roma era incappato in una grave situazione: l’Alemanno infatti aveva deciso di non costituire il comune come parte civile nel processo contro il sacerdote, arrivando anche a sospendere a dirigente preposta a mettere la firma su quella decisione comunale. L’esponente radicale, annusata l’aria, si gettava a capofitto per coprire il buco del Campidoglio e per dare un segnale forte: anche se l’aria a Roma è cambiata, il fatto che viene giudicato non può essere lasciato da parte.
Preti e pedofilia: il 30 giugno del 2008 Don Ruggiero era finito in carcere mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sidney.
Secondo l’accusa, il sacerdote negli ultimi dieci anni avrebbe ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure, tra l’altro, nell’oratorio e nei campeggi estivi. Nel corso delle indagini successive alcuni casi risalirebbero fino a venticinque anni fa.