Un panino a tre ruote
Un hot dog che viaggia su tre ruote, furgoncini con wurstel fumanti fuori dagli stadi, parcheggiati nelle principali piazze delle città. In Italia i cosiddetti “paninari” che affollano le città nei sabati sera sono solo la brutta copia di quella che sembra essere una filosofia di vita, una moda che da tempo ha invaso anche il mercato europeo. Da noi però la Scarlino ci riprova. “Wommy è la nuova flotta di hotdogerie mobili e si pone all’attenzione dell’imprenditore come un’opportunità di business semplice e sicura” spiega Antonio Scarlino, vicepresidente della Scarlino, storica impresa pugliese, specializzata negli insaccati. L’azienda, secondo produttore di wurstel del bel paese, dopo il furgoncino che nel 1971 vendeva per le strade della Puglia il Tommy, panino con hot dog, oggi torna con Wommy. Stavolta però lancia un novo modello commerciale, un franchising da portare in tutto il mondo.
L’Ape Wommy disegnata da Andreas Varotsos di Inarea, rinomato network internazionale di designers ed esperti di branding, è un progetto di industrial design registrato in tutta Europa. Il marchio invece è opera di Antonio Romano, ideatore del logo Rai. Wommy vuole aprirsi un varco nel mercato italiano. I salsicciotti che tanto piacciono in Germania potrebbero allora diventare l’idea del ristoro italiano? “Io dico di si, abbiamo un ape omologata che è pronta a sfornare profumati panini conditi con insalata e wurstel a tutte le ore” e a guardare la fila che si crea in pochi minuti dall’apertura del punto installato dentro la Galleria Alberto Sordi, bisogna crederci. Antonio Scarlino è il figlio di quel Tommaso che 40 anni fa iniziò l’attività di venditore ambulante di panini. L’azienda di famiglia ne ha fatti di passi in avanti: nel sud occupa il 12% del mercato, in Italia arriva al 5,6%. “Cerchiamo di crescere ancora e Wommy sarà il nostro punto di forza” dice Scarlino indicando il furgoncino a tre ruote omologato per la vendita dei panini. “Siamo gli unici ad aver elaborato questo prototipo (il Piaggio a tre ruote è dotato di pannelli che si aprono e chiudono in pochi secondi)” spiega ancora Scarlino, “ci sono voluti anni di lavoro per diventare proprietari dell’omologazione”. Ora Wommy, che ha scelto proprio Roma per lanciare il suo nuovo modello commerciale salperà per l’America. “Siamo in Grecia, Croazia e Spagna” continua Scarlino elencando i paesi dove il franchising è già attivo, “fra poco arriveremo anche in Germania ma la vera sfida sono gli Stati Uniti”. Per l’azienda pugliese di Taurisano sarebbe un gran colpo aggredire un mercato come quello americano che degli insaccati ha fatto l’alimento principale della sua dieta. La Wommy ha scelto bene i suoi partner per questo importate investimento: Deutsche Bank e Invitalia.
“Lo scorso anno abbiamo investito 12 milioni di euro per il lancio di Wommy” svela l’a.d. salentino che insiste sulle opportunità del franchising. Diventando affiliati di Wommy verrà concessa una carta di credito virtuale grazie a Bank Americard, utile per la gestione delle forniture. In più Wommy garantisce ai propri affiliati, attraverso un call center, assistenza tecnica costante. “La nostra è un’opportunità di business semplice e sicura” conclude Scarlino “il prodotto si rivolge ad una fascia di consumatori estremamente variegata e può competere con le altre catene di fast food visto che il prezzo è inferiore e la nostra è un’offerta monoprodotto”.
Da MF - Milano Finanza del 03/07/2010
Sole e crisi: al mare pochi turisti
Le grotte naturali di Ventotene, le spiagge ferrose, bollenti sotto la luce solare e di ghiaccio nelle ore serali; l’acqua azzurra e l’isolotto di Santo Stefano a portata di mano. Poco più in là Ponza, Palmarola e Zannone, luoghi in cui trascorrere piacevoli periodi di relax. Potrebbe essere uno spot perfetto per una campagna pubblicitaria, ma i tour operator, quest’anno, sono con le mani nei capelli. Le due isole in provincia di Latina subiscono la crisi, violenta. Le strutture ricettive, come gli alberghi e i bed and breakfast, non hanno ancora potuto accogliere le decine di turisti arrivate negli scorsi anni. Basta un paragone: rispetto allo scorso anno, nel giorno dell’apertura della stagione balneare, il primo maggio, di turisti non ce n’erano, da nessuna parte.
A Ventotene, oltre ai guai provocati dal maltempo, piogge e vento hanno continuato ininterrottamente a sferzare l’intera isola per intere settimane, ora è arrivata anche un’altra notizia che di certo non aiuta: sarebbero 10 gli indagati per la morte delle due studentesse 14enni, travolte da una parete di uno scoglio a Cala Rossano. Tra i nomi anche quelli dell’attuale sindaco Giuseppe Assenso e quello del suo predecessore. “Siamo profondamente colpiti dall’evento tragico che ha causato la morte di due studentesse a Ventotene” dichiara il presidente della Confcommercio della Provincia di Latina, Vincenzo Zottola che ha spiegato che cosa bisogna fare per risollevare la situazione: “siamo convinti che la sicurezza sia l’obiettivo prioritario che deve essere attuato mediante un programma di monitoraggio e di intervento complessivo per fronteggiare le situazioni di alto rischio”.
Gli alberghi poco affollati presenti sull’isola confermano le difficoltà di questa stagione. Ma che il settore fosse già in recessione rispetto all’anno scorso lo testimoniano soprattutto i dati del centro studi turistici della Camera di Commercio di Latina: un calo strutturale sui numeri di arrivi e presenze che incideranno anche sulla prossima stagione sull’intero tessuto economico della zona. Le vie dei paesi rimangono deserte; i ristoranti, gli affitta barche e i negozi vuoti. Il rosso e l’ocra del porto romano scrutano l’orizzonte in attesa di trovare di nuovo quei traghetti stracolmi di turisti, specialmente stranieri, pronti a immergersi nelle calde acque dell’arcipelago delle isole Pontine e a sdraiarsi sulle spiagge oggi ancora chiuse dopo l’incidente dello scorso aprile.
“Siamo molto preoccupati per la situazione economica e turistica delle isole pontine e di Ponza in particolare perché l’arcipelago è da sempre il fiore all’occhiello della nostra regione, in grado di attrarre turismo da tutto il mondo, produrre ricchezza per 365 giorni l’anno e creare migliaia di posti di lavoro” commenta il presidente della Confcommercio del Lazio, Cesare Pambianchi che estende dopo Ventotene anche a Ponza. La città famosa per il suo porto è stata colpita proprio al cuore delle sue attività: da più di un anno sono infatti dieci i pontili sotto sequestro della Procura. Il motivo sono i vizi rela¬tivi alle concessioni e all’inci¬denza ambientale dei corpi morti, lastroni di ferro utilizzati per ormeggiare le barche. Una situazione che ha portato all’esasperazioni gli operatori del porto che ora chiedono risposte immediate, prima con il dissequestro dei pontili, vera calamità dicono i ponzesi per l’economia locale, e poi avviando interventi di consolidamento delle falesie per riaprire quelle spiagge ancora chiuse, come a Ventotene, per via del pericolo crolli. Le spiagge e una economia che ruoti anche sfruttando di più l’entroterra è quello che chiedono invece gli altri abitanti, quelli meno legati al porto, che denunciano come i corpi morti nel mare di fronte alla zona di Santa Maria abbiamo provocato nel corso di questi anni l’arretramento dell’arenile di ben10 metri.
Entrambe le isole sono interessate da quei fenomeni erosivi che nel corso degli anni si sono manifestati anche in modo drammatico. La tragedia delle studentesse di Morena arriva dopo un lungo elenco di incidenti che cominciano nel 1997 con la morte di un operaio sulla spiaggia di Chiaia di Luna. L’uomo, che lavorava proprio alla messa in sicurezza delle pareti rocciose per evitare il pericolo di caduta massi, è caduto da una altezza di 70 metri mentre distendeva una rete di protezione. I pericoli maggiori comunque sono sempre per i turisti. Nel 2001 una turista italiana è rimasta schiacciata da un masso in acqua. Il cartello che segnalava il divieto di balneazione sotto costa era stato spostato dalle acque agitate.
Ponza e Ventotene sono interessati da fenomeni dovuti “ a materiali di scivolamento” spiegano dal dipartimento di scienze geologiche della università Federico II di Napoli. Le due principali isole, soprattutto nelle zone con costoni alti e sul mare, possono registrare fenomeni di crolli vista la loro natura morfologica che le classifica fra le formazioni di natura vulcanica. Natura diversa invece per le altre isole, come Santo Stefano e Zannone, in cui il rischio crolli è sostituito da fenomeni di smottamento.
Ultima questione, anche se non per ordine d’importanza, è il collegamento fra le due isole pontine: per spostarsi da Ponza a Ventotene possono occorrere anche tre ore. Lo racconta il presidente di Ascom di Ventotene, Pietro Pennacchio che ricopre anche la carica di consigliere comunale della cittadina. “Serve un’agenzia di promozione turistica che possa creare una sinergia fra i due territori” ha detto Pennacchio che ha chiesto anche l’intervento di un’istituzione come la Regione Lazio che deve occuparsi della promozione di questo territorio. “Dobbiamo smetterla di cambiare idea ogni cinque anni, ogni volta che cambia il governo dell’isola” ha concluso il consigliere. Una richiesta che arriva anche dalle associazioni sul territorio, come la Pro Loco di Ponza. Una contrazione del giro d’affari che si stima tocchi l’80% dei ricavi della stagione.
Sale l’interesse per l’agribusiness

In Italia conviene coltivare la terra. Non solo perché la resa dell’attività batte il tasso d’inflazione ma soprattutto perché la scelta di un grande gruppo come Enel Green Power deve far pensare. “Enel ha un interesse sulla biomassa distribuita sul territorio e non a quella che viene dall’importazione, che non crea valore”. Lo diceva già il presidente della società, Francesco Starace, intervenendo al forum “Agricoltura del terzo millennio”; ora sembra che la società sia pronta a investire fortemente sul settore. Secondo il rapporto di Nomisma sulle bioenergie la campagna italiana potrà contribuire sensibilmente alla rivoluzione verde delle nostre fonti energetiche. Le potenzialità del settore sono enormi: con il solo ausilio di colture dedicate, scarti colturali e residui zootecnici sarà possibile arrivare a fornire fino al 20% dell’energia rinnovabile prevista nel 2020. Un altro dato: dal 1992 al 2008 il valore della terra ha tenuto testa all’incremento dell’inflazione del nostro paese. Dagli undici euro per ettaro di 18 anni fa si è passati ai 17 euro per ettaro di due anni fa. Un incremento, come mostrano i dati dell’Inea (Istituto Nazionale di Economia Agraria) che ha premiato soprattutto le campagne del Nord Est dove la terra ha reso il 101% in più.
Oggi si chiama “agribusiness” ed è già una realtà consolidata nel mondo. In Italia invece si parla di campi che saranno coltivati non solo per la distribuzione ma anche per l’approvvigionamento energetico. Alla fine dell’anno scadranno anche gli incentivi economici proprio per le coltivazioni destinate alle centrali a biomasse. Ci sono però dei rischi? A sollevare la domanda e a fornire una risposta sono le decine di comitati spontanei di cittadini sparsi sul territorio interessati dalle centrali.Ad oggi l’Enel conta un impianto in Calabria (la conversione a biomasse della centrale termoelettrica del Mercure) e uno in Sardegna (l’installazione nella centrale del Sulcis, in provincia di Cagliari, di un nuovo gruppo termoelettrico in grado di bruciare anche biomasse come combustibile). In Italia sono in tutto 27 le centrali alimentate a biomasse attive o in parte sul territorio, pari ad una produzione complessiva di 257,2 megawatt elettrici. Un caso su tutti è quello della Puglia, una delle regioni dove si aspettano nuove centrali: nel piccolo comune di Calimera sono cominciati i lavori per la costruzione di una centrale da un megawatt. Opere partite sei mesi fa dopo un lungo iter amministrativo. Altro comune interessato è quello di Casarano (la centrale produrrebbe 25 megawatt), dove però è tutto fermo visto che i movimenti della zona sono riusciti a portare l’amministrazione all’istituzione di un referendum sulla centrale. Proprio i cittadini dichiarano che il pericolo principale è la paura di veder bruciato non solo combustibile organico ma rifiuti indifferenziati. L’altro rischio è che la tecnologia che si basa sulle biomasse abbia un ciclo di vita troppo breve e non renda quanto ci si aspetti visto che si parla di coltivazioni su vasta scala (proprio in Puglia si brucerebbero gli scarti delle coltivazioni di olivi).
Anche le banche hanno capito che la terra rende ed è un investimento sicuro. Molti gruppi (Montepaschi, Ubi Banca) hanno deciso di creare strumenti finanziari ad hoc proprio per chi ha scelto di investire direttamente. Dalle elaborazioni fornite da “Patrimoni”, le coltivazioni che rendono di più possono essere suddivise in quattro grandi macro aree. Al nord est meglio coltivare i vigneti, in Lombardia e Piemonte invece i più indicati sono i frutteti e i terreni per florovivaismo. Al centro trovano migliore sistemazione alcuni tipi di vigneto, orti e poderi frutti-viticolo. Al sud, infine, gli agrumeti. Che il business legato alle agro-energie non sia così sviluppato in Italia, lo dimostra anche il fatto che il nostro è un paese in cui non esiste un mercato di compravendita di immobili votati a questa finalità.Paesi come gli Stati Uniti o l’Australia hanno dedicato un settore specifico del mercato proprio all’ “agribusiness”. L’Italia per il momento spinge sull’offerta fieristica, proprio per spiegare ai coltivatori le opportunità del nuovo mercato. L’ultima edizione di Vegetalia Agro Energie alla fiera di Cremona ha registrato un incremento di visitatori, proprio a dimostrazione dell’interesse attorno alla materia.
Da “Terra” del 18/06/2010
Montalto di Castro serra le fila

“E’ una cosa vergognosa”. Reagisce così il sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai, alla notizia che il suo comune sarà quello che pagherà di più per la manovra del governo Berlusconi, 760 euro pro capite per i prossimi 6 mesi. “Sono saltato sulla sedia appena me lo hanno comunicato” dice il primo cittadino in quota partito democratico: “sa quanto spendiamo ogni anno sul sociale?” incalza Carai, “1 milione di euro; io quelli non li tocco”.
Siamo a Montalto di Castro, 140 km da Roma, dove una centrale, quella dell’Enel, riempie, ogni anno, le casse dell’amministrazione con circa 8 milioni di euro. Il paese era conosciuto come uno dei più virtuosi di tutta Italia. Nuove illuminazioni, nuove rotonde, strade pulite, cittadini contenti. “Ora non ci resta che piangere” dice Carai, proprio come il film di Massimo Troisi, girato, tra l’altro, proprio qui a Montalto. Il bilancio è stato licenziato dall’amministrazione lo scorso mese: 33 milioni di euro per un paese di 8,787 abitanti. Negli ultimi anni in città è stata costruita una nuova casa di riposo, un centro per i disabili, un teatro da 400 posti che sarà inaugurato nei prossimi giorni. “Dove vado a tagliare 6 milioni di euro che vogliono, devo tagliare il bilancio del 20%” si chiede il primo cittadino che non intende andare a penalizzare i suoi cittadini proprio sui servizi principali. “Ora sa che cosa succederà?”, ipotizza Carai, “sarà la debacle delle piccole e medie imprese”.
Sono proprio loro, gli imprenditori locali, a spiegare qual è la situazione a Montalto. “Il patto di stabilità non è applicabile ovunque” risponde Enrico Lupidi, titolare di una piccola impresa che opera nel campo dell’edilizia, “qui ci sono molti soldi che arrivano dalla centrale Enel, ma già la crisi ci sta stritolando”. Stessa posizione di molti cittadini che passeggiano per le vie del centro storico. “L’amministrazione non può tassarci ancora” risponde una signora bionda vestita di rosso, fuori dal tabacchi della piazza centrale, “paghiamo già troppo di tassa sui rifiuti”, una cifra che secondo gli abitanti di Montalto si sarebbe più che raddoppiata in poco tempo.
Giudizi simili arrivano anche dalla marina di Montalto, vero motore dell’economia costiera dell’alto Lazio. A parlare è Francesco Nicoletti, proprietario di tre stabilimenti balneari sul lungomare. “Se c’è da fare un sacrificio lo faremo, ma dopo devono aiutarci a promuovere questa zona” lamenta il gestore de “Il Gabbiano” stabilimento conosciuto in tutto il centro italia. Nicoletti insieme alla moglie, Lia, vive a Montalto Marina da 40 anni e da altrettanti porta avanti l’attività. “La stagione qui comincerà con la chiusura delle scuole. Se dobbiamo pagare lo faremo ma poi serve una vera strategia da parte del comune che oggi ancora non ci assiste adeguatamente”.
La zona costiera è stata interessata da opere di adeguamento della sede stradale, nuovi marciapiedi e aiuole, “ma per un bagno nella pineta sono più di 20 anni che aspettiamo” spiega Mara Casarini, proprietaria dell’unico bar che si incontra all’ingresso della marina. La donna spiega di non essere d’accordo con questa tassa così elevata: “per il turismo l’amministrazione non fa niente, con altre spese non sappiamo come andare avanti”.
E’ il sindaco Carai allora ad avanzare l’ipotesi di non rispettare il patto di stabilità: “e che possono farci, ci arrestano?” dice con tono provocatorio. L’amministrazione, secondo il primo cittadino, non riuscirà a tagliare più del 50% in un bilancio che già ha programmato spese per i prossimi due anni.
Da “Il Sole 24 Ore” del 16/06/2010
Due notizie in due box
Immobili: cresce la compravendita
Nel primo trimestre del nuovo anno la compravendita immobiliare nella capitale cresce a due cifre: +15,6% rispetto al dato del 2009. Lo dice la Nota trimestrale dell’Agenzia del Territorio, che fornisce una breve sintesi sull’andamento dei volumi delle compravendite effettuate nei primi tre mesi del 2010. Il segnale è quello dell’inversione di tendenza rispetto a quanto rilevato negli ultimi tre anni. I numeri parlano chiaro: sono 6543 le transazioni nel primo trimestre del 2009 che interessano la capitale; 7562 quelle registrate nel primo trimestre del 2010. Rispetto ai primi tre mesi del 2007 la contrazione del mercato risulta intorno al 10/15%.
Nel settore commerciale dopo un biennio di decrescita, c’è qualche segnale positivo: +0,5% per la provincia di Roma. Numero poco incoraggianti invece nel settore produttivo (comprendente Capannoni ed Industrie) dove il mercato si è contratto del 30% rispetto a tre anni fa (provincia di Roma -22,8%).
A tutelare i potenziali acquirenti ora c’è anche la sesta “Guida per il Cittadino”, utile strumento redatto dal Consiglio Nazionale del Notariato insieme a 12 associazioni dei consumatori. Il documento indica le nuove norme relative agli edifici sotto il profilo della sicurezza e del risparmio energetico.
Da “MF - Milano Finanza” del 12/06/2010
Il Comune di Roma taglia il verde
Le cooperative sociali che si occupano del verde pubblico della città aspettano il pronunciamento da parte del Tar del Lazio sul ricorso presentato da loro stessi a fine maggio. Cooperative contro la decisione del Comune di Roma di sospendere la gara per la manutenzione delle aree verdi, dell’importo di 24 milioni di euro, ripartiti in tre anni. Nel febbraio del 2010 le cooperative sociali si erano riunite in ATI per poter gareggiare al il bando pubblicato dal Campidoglio e si erano trovate a confrontarsi solo con altre due imprese. Un fatto clamoroso visto che dal bando erano state escluse alcune organizzazioni imprenditoriali ben più grandi. A marzo il Comune ha avanzato una verifica di legittimità del bando, pubblicato dai suoi stessi uffici, poco dopo l’annullamento della gara.
Da “MF - Milano Finanza” del 12/06/2010
Notai alla rivoluzione “digitale”

I notai di Roma sono pronti ad accogliere quello che potrebbe diventare ben presto il nuovo modo di lavorare: stipulare un atto notarile in maniera completamente informatizzata. Niente più carta, firme in digitale e soprattutto tempi azzerati. Professionisti pronti ma con tempi differenti. Oggi la rete informatica Notartel, una sorta di intranet nata nel 1997 ad uso esclusivo dei notai italiani, permette di lavorare al 90% dal proprio studio. Non bisogna più muoversi e soprattutto tutti gli adempimenti vengono fatti già in modo telematico, dalle visure catastali alla registrazione degli atti all’Agenzia del Territorio. Tutte le operazioni di back office vengono realizzate in questo modo. Fra poco però oltre alla preparazione, anche l’atto notarile potrà essere redatto e firmato immediatamente al computer, senza bisogno di spostarsi da una città all’altra.
“All’inizio non percepiremo grandi differenze perché sarà lenta l’introduzione: bisognerà capire in quali casi usare l’atto informatico e rispettare anche la volontà del cliente legato all’atto cartaceo” spiega il Presidente del Consiglio Notarile di Roma, che riunisce anche Velletri e Civitavecchia, Maurizio D’Errico. “Sarà una nostra responsabilità abituare le persone a questo discorso di firmare in modo digitale e non avere più carta da conservare.I vantaggi ci sono: la rapidità, la conservazione del documento visto che sarà tutto digitalizzato” dice D’Errico che poi ricorda come nella capitale la clientela sia eterogenea “abbiamo privati interessati da atti di compravendita; molte società, che saranno quelle che ne beneficeranno di più; ci sono anche in provincia alcune realtà agricole”. Una realtà quella romana che potrebbe vedere le imprese come i soggetti in prima fila per l’ottenimento di atti digitali.
A Roma la maggior parte degli studi sono informatizzati. I notai lavorano digitalizzando gli atti che si stipulano su carta protocollata. Questo permette la registrazione istantanea, tramite Notartel. A spiegarci oggi come la rete abbia quasi azzerato i tempi è il notaio Raimondo Zagami che nel suo studio ci mostra materialmente il procedimento: “Faccio una cessione di azienda, il cliente mi chiede immediatamente l’atto per usarlo, qualche anno fa dicevo al cliente di tornare fra 20 giorni perché dovevo mandare l’atto all’ufficio del registro, poi pagare le tasse in banca, aspettare che l’atto fosse pronto con il timbro, andare a riprenderlo, portarlo indietro e farvi la copia autentica. Oggi posso ottenere in pochi minuti gli estremi di registrazione dell’atto”. L’informatizzazione è entrata nella professione anche in altri modi, tutti gli studi si interfacciano con i propri clienti anche con la posta certificata e le videoconferenze, strumenti già introdotti da diversi anni.
Roma è la seconda città in Italia, dietro solo a Milano, per numero di notai. Nella capitale ci sono 445 professionisti con una presenza femminile ferma al 30%. Ogni anno vengono stipulate più di 100mila scritture private. “L’atto informatico non sarà obbligatorio” continua il Presidente D’Errico “e se nei primi tempi se ne faranno alcune migliaia sarà già un buon risultato; non bisogna correre troppo”. Al momento la legislazione permette di stipulare in digitale solo procure e fideiussioni anche se sono pochi gli studi che scelgono di usare il metodo informatico. “Le procure vengono utilizzate molto spesso” spiega Fabrizio Guerritore, notaio che esercita a Roma da 20 anni. “Mi è capitato di un cliente che si trovava a Montorio al Vomano e bisognava predisporre la procura qui a Roma. Con il cliente abbiamo mandato l’atto firmato per posta elettronica, il collega ha aggiunto la sua autentica e ha fatto sottoscrivere la procura” racconta Guerritore. In circolazione di atti di questo tipo, interamente digitalizzati, ce ne sono ancora troppo pochi. “Ne ho fatti tre quest’anno” ragiona il notaio Zagami che mette in evidenza come saranno probabilmente i professionisti più giovani ad incentivare l’uso della stipula digitale.
“Il nostro è anche un lavoro creativo, vista la complessità delle scritture” conclude Guerritore. “e se Michelangelo diceva che il suo lavoro era per il 10% ispirazione e per il 90% traspirazione, per noi la parte creativa del lavoro è anche inferiore. Con il progresso tecnologico probabilmente ci dovremo occupare di meno delle questioni materiali e porre più attenzione alla qualità del nostro lavoro”.
Da “Il Sole 24 Ore” del 9/06/2010
L’Hotel Africa è ancora lì.
Ci sono ancora tutti e sono passati più di due mesi. Tutti conoscono questa realtà ma non si trova alcuna possibilità per far dormire queste persone sotto ad un tetto.

Al civico 46 di via Marsala, di lato alla stazione termini, intorno alle otto di sera ci si prepara per la notte. Pascal compirà 30 anni fra qualche giorno, e da circa un mese dorme qui con altri ragazzi, tutti provenienti dal centro Africa. Prima di arrivare a Roma era a Rosarno, poi è scappato, gli hanno anche sparato contro. Prima ancora a Gorizia, Milano, Torino, Follonica, Bari, Lecce. Elettricista e saldatore, è in Italia da poco più di un anno, e vorrebbe solo andarsene. Pascal è deluso da un paese che, dice, i neri li tollera solo come schiavi e dove l’eccezione che Rosarno ha rappresentato sta nella loro rivolta, e non nelle condizioni di sfruttamento, comuni a tutto il nostro paese. L’Italia vista attraverso i suoi occhi è razzista nel razzismo. Lo vedi quando ti rivolgi ai centri di assistenza, per chiedere lavoro, racconta: “chi ha la pelle più chiara passa avanti. Eppure siamo tutti esseri umani.” Lui è uno di quelli che ha rifiutato di andare a dormire nella fabbrica occupata sulla prenestina, l’ex Snia.
Racconta dell’estate passata in Salento a raccogliere i pomodori. “Dormivamo sugli alberi oppure in qualche casale abbandonato di campagna. Da quando sono arrivato in Italia sono passati otto mesi prima che potessi fare una chiamata a casa, non avevo i soldi nemmeno per la scheda telefonica”. Appena arrivato dal Burkina Faso, Pascal si fa chiamare Youssuf. “Quando all’inizio dicevo il mio nome, Pasquale, non mi credevano. E allora l’ho cambiato con questo nome musulmano. Ma sono cristiano.”
Prima di arriva a Roma, era in Toscana: “ Quando ho fatto richiesta per un posto letto hanno preteso che facessi le analisi del sangue”. Racconta, però, di sette prelievi di fila. “Prendere il sangue è come prendere l’anima” ricorda inquieto. “M hanno solo detto che gli esami erano positivi e bisognava fare altri dopo una settimana”. Lui però non li ha ripetuti, e quando a Roma si è sentito dire che per fare la richiesta di un posto letto doveva fare gli esami del sangue ha detto direttamente di no. Ed è rimasto in via Marsala.
Vicino a lui c’è Roberto, muratore polacco di 34 anni, in Italia ormai da 16 anni. Prima lavoravo a Fregene al mare, muratore, giardiniere, un po’ di tutto. Ora il lavoro è finito, i cantieri sono chiusi e non so cosa fare”. Roberto è andato via dalla Polonia per trovare un impiego, qui viveva con la madre poi ha avuto dei problemi con il padrino che lo ha cacciato di casa. “Ho degli amici vicino a Marconi, dormono sulla sponda del Tevere, ma in città se vuoi dormi ovunque”. Come tutti quelli che aspettano la cena della Caritas, anche Roberto è qui per questo. “Io sono qui perché aspetto qualcosa di caldo da mangiare. La mattina invece fai il giro, vai dalle suore che ti danno un po’ di caffè, poi un panino con la marmellata. E dopo cerchi un po’ di pranzo. Poi vai con gli amici per stare un po’ e poi vai per la tua strada, sempre così”.
Problemi comuni a tutti quelli che sono qui, in queste sere, ad aspettare e poi a dormire. Roberto lo indica dove ha dormito “proprio sotto il numero 46 di via Marsala”. Said invece arriva da Brescia, e non sa proprio dove andare a stare. “Lavoro l’estate al mare, il prossimo mese, a maggio, guadagnerò un po’ di soldi. Vado a Ostia, metto apposto i lettini, gli ombrelloni, e a fine giornata spiano la spiaggia con il trattore, mi danno 45 euro al giorno. In un mese faccio 1.400 euro”. E la notte dove dormi? “Qua ora non lo so proprio, a Ostia invece a volte in spiaggia e volte mi lasciano stare nel magazzino”. Viene dal Pakistan Said, come tanti altri suoi amici che rimangono ad ascoltarlo mentre ci racconta cosa farà. “Ero perseguitato, sono un rifugiato politico, ma nel mio paese ci stavo bene, si sta meglio che qua. Mi dispiace che le persone abbiamo paura di me, di noi, del nostro paese”. Perché gli chiedo. “Voi avete paura di andare in Pakistan. Il terrore, i terroristi”. In questa tiepida serata primaverile per Said sarà la pria volta in strada. A Brescia dorme con degli amici in casa.”Ho chiesto all’ostello della caritas, ma mi hanno risposto che non c’è posto”.
Da “Il Fatto Quotidiano” 21/04/2010
La crisi colpisce le vacanze

Vento e pioggia probabilmente non aiuteranno i romani a scegliere la vacanza più appropriata per questa stagione, decisamente poco in regola rispetto al sole e al caldo dello scorso anno. Le previsioni che riguardano i prossimi mesi per numero di presenze e consumi lungo le coste della provincia di Viterbo, di Roma e di Latina, indicano dati simili a quelli del 2009: una stagione in cui non si assisterà ad una ulteriore contrazione dei consumi e si registreranno incrementi di pochi punti percentuali in termini di presenze. I turisti in spiaggia, che per tutta la precedente stagione balneare hanno riempito gli stabilimenti (un dato legato ai week end e relazionato ai giorni feriali, periodi di sovraffollamento delle zone costiere), aumenteranno. Insomma i romani che sceglieranno il sole nel finesettimana saranno più dell’anno scorso, secondo i dati di Assobalneari che grazie ad un questionario diffuso fra i vari stabilimenti, indica un trend positivo per presenze e consumi nei prossimi mesi. Previsioni analoghe a quelle dell’Assessorato al turismo della Regione Lazio: i dati sviluppati sullo storico Sistar (il Sistema Statistico Regionale) mostrano complessivamente un calo di arrivi in tutta la regione, ma una crescita di presenza nelle province laziali. Roma accoglierà 27 milioni di turisti, nel resto del Lazio saranno poco meno di 5 milioni.
Per quel che riguarda i prezzi degli stabilimenti del litorale nord, al giorno si spenderanno circa sei euro per un ombrellone o lettino; sette euro per una cabina; quattro euro per una sdraio. Chi fosse invece optasse per all inclusive arriverà a pagare anche 800 euro per l’abbonamento stagionale, comprensivo di noleggio cabina, ombrellone, lettino e sdraio. Proprio le spiagge del nord saranno quelle più affollate: Santa Marinella, Civitavecchia, Tarquinia e Montalto di Castro.
A sud invece, in provincia di Latina, saranno le spiagge di Gaeta e di Sperlonga a rimanere affollate solo nelle due settimane centrali di agosto, anche se, come nel resto del litorale, i fine settimana puntano sul tutto esaurito. Le due isole principali dell’arcipelago pontino, Ponza e Ventotene, quest’anno però segneranno un meno nella tabella delle presenze e dei ricavi. Problemi legati a inchieste giudiziarie, come a Ponza dove sono ancora sotto sequestro i pontili del porto, e a danni naturali, dove a Ventotene hanno perso la vita due giovani studentesse.
Nella provincia di Roma è Ostia a rappresentare la testa di serie del litorale. Qui la crescita rispetto al 2009 si sente e anche molto. Con una ricognizione fra i sette stabilimenti balneari più importanti, che rappresentano il 10% del totale degli impianti sulla costa laziale, le percentuali di crescita sono a due cifre: incrementi fino al 20% nella domanda di pacchetti tutto compreso, percentuale di poco inferiore nelle richieste per i week end appena passati di maggio. In più i nuovi progetti della giunta capitolina puntano a creare un “modello balneare Ostia” con la creazione del secondo polo turistico e il rifacimento del waterfront. Progetto finalizzato alla nascita di un sistema turistico integrato per accogliere e intrattenere tre tipi di clientela: i turisti d’arte, quelli congressuali e i turisti balneari.
Complessivamente il turismo nella regione, durante il primo quadrimestre del 2010, ha segnato un incremento positivo con un più 6% per numero di arrivi, secondo i dati dell’ente bilaterale del turismo nel Lazio. Un trend positivo, come testimoniano i dati di federculture, dovuto al traino soprattutto del turismo d’arte, musei e monumenti, che ha registrato un incremento del 22% rispetto al 2009.
da MF - Milano Finanza 5/06/2010
Via “Lingue” da Catania
E’ uscito qualche settimana fa, ma lo propongo nuovamente per mantenere viva l’attenzione su questa storia.

Prima un corteo che ha sfilato per le vie di Catania, di Palermo e Messina. Poi assemblee studentesche in quasi tutte le facoltà dei principali poli universitari della Sicilia. Le mobilitazioni contro la riforma Gelmini e i pericolosi tagli decisi dal governo Berlusconi, oltreché in tutta Italia, questa settimana continueranno anche qui. Il caso rappresentativo che da giorni sta occupando le pagine delle cronache locali è quello della facoltà di lingue catanese, struttura che accoglie circa 8mila studenti e 120 professori (60 docenti di ruolo, più altrettanti fra ricercatori e assistenti). Ieri i collettivi universitari si sono riuniti in assemblea per definire le proteste dei prossimi giorni: “Saranno azioni simboliche in giro per la città” dice Giampiero Gobbi, rappresentante degli studenti in Consiglio della Facoltà di Lingue di Catania. “Oggi il rettore Antonino Recca ha ritirato la prima proposta, quella di spostare Lingue a Ragusa e chiudere i corsi di laurea” spiega Gobbi “ora però Recca vuole accorpare lettere e lingue e creare un unico polo umanistico”. Secondo gli studenti, infatti, il rischio è di mascherare così l’assorbimento di Lingue per poi ridurre i budget e cancellare definitivamente l’esperienza di una facoltà molto stimata sul territorio.
Alcuni giorni fa gli studenti hanno occupato anche il rettorato per protestare contro il rettore Antonino Recca. “Devono capire che se ci sono i tagli dobbiamo trovare delle soluzioni. Entro la fine di maggio dobbiamo decidere” spiega il rettore Recca che poi chiede agli studenti di “stare tranquilli, non c’è alcun problema”. Parole poco ascoltate, quelle del rettore pronunciate nei giorni scorsi anche da una tv privata. La possibilità di creare il nuovo polo accademico a Ragusa si fa però più incerto, visto che la delibera ministeriale che dovrebbe dare il via libera al progetto ancora non è arrivata a Catania.
“Loro vogliono fare il quarto polo universitario a Ragusa” spiega Marina, altra studentessa catanese iscritta a Lingue, “Recca ha la classe politica che gli sta col fiato sul collo e fra due anni termina il suo mandato”. Oggi in tarda mattinata ci sarà una conferenza stampa proprio in facoltà. “Spiegheremo come continuerà la nostra mobilitazione in giro per la città” continua Giampiero che insieme con altri studenti ha incassato l’appoggio del sindaco di Catania, Raffaele Stancarelli, che si dice pronto a costituire un osservatorio per il monitoraggio della facoltà di Lingue. A sostenere la protesta degli studenti c’è anche il preside della facoltà di Lingue, Nunzio Famoso. Proprio alcuni giorni fa il rettore Recca ha avanzato un provvedimento disciplinare nei confronti del preside. “Al nostro assistito è arrivata una contestazione disciplinare su delle contestazioni che noi riteniamo infondate, questo è un atto intimidatorio” spiegano i legali del preside Famoso che ipotizzano come il provvedimento sia arrivato a orologeria, come per spostare l’attenzione dall’ipotesi di chiusura della facoltà di lingue.
da “Terra” del 20/05/2010
Adozioni internazionali: chi ce l’ha fatta

“La cosa più bella è lo sguardo di mio figlio che vedo ogni giorno. Prima i suoi erano occhi spenti, rideva solo con la bocca e ci voleva molto impegno per farlo rallegrare. Già un mese dopo è cambiato tutto, ora ride ed è felice di avere una mamma e un papà tutto per lui”. John è un bimbo boliviano di cinque anni, arrivato a casa di Vincenzo Broccoli ed Elisabetta Signorini cinque anni fa. Loro sono due romani di 41 e 44 anni, entrambi impiegati, oggi ra le altre cose in attesa di una nuova adozione. “Nel 2002 abbiamo deciso di adottare un bambino” racconta Vincenzo. “Possiamo dire di essere stati fortunati. In tre anni abbiamo fatto tutto”.
La storia forse è di quelle che non si vedono tutti i giorni, ma in poco tempo la coppia è volata in Bolivia, nella città di Cochabamba. Là si è fermata 54 giorni tra l’ottobre e il dicembre del 2005. John aveva 10 mesi, un età sicuramente particolare, visto che la maggior parte dei bambini adottabili ha più di un anno. “L’iter processuale è durato quasi due mesi, quattro udienze” continua a raccontare Vincenzo che ricorda dove si erano stabiliti. “Eravamo all’interno di un albergo residence e dopo una settimana il giudice ha deciso che potevamo ottenere l’affido del bambino, è stata una gioia. John era molto piccolo ed è stata una sorpresa al contrario visto che ci aspettavamo un bambino un po’ più grande”.
Nessun problema nemmeno alla scelta dell’ente a cui affidarsi. “Abbiamo preso i primi dieci dell’elenco che ci ha fornito il tribunale, li abbiamo chiamati e quasi per caso l’unico in grado di accettare la nostra disponibilità ad adottare si è rivelato probabilmente il più attivo in Italia”. Sui tempi di attesa però anche la coppia più fortunata ha qualcosa da ridire, visto che ci sono voluti 4 mesi per ottenere una firma da parte della camera di consiglio del tribunale di Roma. “E’ filato tutto abbastanza liscio, siamo riusciti anche a trovare le lettere di referenza che ci chiedeva il tribunale boliviano oltre ai documenti di cui solitamente si ha bisogno. Si possono però accorciare i tempi. Le visite sono forse troppe anche se è per il bene e la tutela del bambino”.
Rimane la solitudine che la coppia ha dovuto affrontare prima di riuscire a coronare il sogno. “Bisogna tenere duro” risponde pronto Vincenzo. “Prima di affidarci a un ente ci sentivamo un po’ persi per via delle continue richieste che ci venivano fatte. Il percorso con lo psicologo e l’assistente sociale è stato necessario e ci ha aiutato a prepararci. Il dopo è stato più difficile”. Ora la coppia che il giorno della scelta aveva meno di 40 anni ha deciso di ricominciare. Dopo John un altro bambino, una seconda adozione. “Eravamo in attesa in Cambogia. Lì le cose sono complicate, così abbiamo deciso di rivolgerci ai bambini con bisogni speciali. Noi siamo pronti”.
Da Il Sole 24 Ore - 31/03/2010