notizia (nome comune di cosa)

Il posto (citando una definizione molto appropriata, creata da un "amico" della rete) dove scrivo, penso, sogno, propongo e condivido.

Lunedì pomeriggio ho seguito il sindaco per il suo “tour” in XIX municipio: l’ex circoscrizione tirata a lucido, i colleghi giornalisti in fila con la testa bassa dietro al primo cittadino. Poco dopo le 15 è andato in scena lo spettacolo “giunta Alemanno più amministrazione Milioni: come facciamo vedere che lavoriamo bene insieme”. Due amministrazioni, quella comunale e questa municipale entrambe di centrodestra. Tutto già preparato, fondi, stanziamenti, promesse; vuoi che si inceppino anche se tutto era pronto? Sbagliano, spiegando ai presenti, dove sarà spostato il comando dei vigili: forse lapsus o meglio ingnoranza su quelle che sono alcune decisioni, Antoniozzi va nel pallone… (ma interviene prontamente il minisindaco Milioni, più che un politico, braccia levate alla agricoltura). Altra situazione il campo rom di via Cesare Lumbroso. L’assessore Sveva Belviso parla del campo, del suo spostamento, della individuazione di una nuova area; quando alzo la manina nel generale applauso che sottolinea “quanto è brava la giunta Alemanno” e chiedo quale sarà la nuova area, è Gianni in persona a rispondermi: “non si preoccupi, non lo costruiremo vicino casa sua!”.

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Si scelgono i vestiti migliori, quelli senza buchi, i meno lisi, capi anche firmati che dovrebbero arrivare nelle mani di chi ne ha più bisogno. Questi vestiti però invece di arrivare ai centri di distribuzione accreditati passano per le mani di organizzazioni criminali che li selezionano accuratamente e li rivendono nelle piazza dell’usato delle più grandi città del nostro paese. L’archetipo criminale del traffico di vestiti usati era stato smascherato nel 1999, con l’indagine del sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie. All’epoca dei fatti si scoprì un filo conduttore nei traffico che collegava la Campania alla Toscana. Guerra in Kossovo, raccolte straordinarie in tutta Italia di indumenti usati, la Caritas che ci mette la faccia e una organizzazione che clona i sacchetti per la raccolta della associazione religiosa. Centinaia di quintali di vestiti mai arrivati nelle mani di chi ne aveva bisogno. Il resto è tutto scritto nei verbali della indagine in cui furono coinvolte decine di persone. Oggi però nessuno indaga più su questo giro commerciale che solo nella piazza romana arriva a smuovere fino a 2 milioni di euro; 530 cassonetti gialli accolgono le vesti da riciclo che vengono poi offerte a chi ne ha più bisogno. Ad oggi sono solo alcuni addetti del settore che denunciano la pericolosità della raccolta di vestiti usati e a confermarlo sono alcuni incendi, avvenuti nel giro di pochi mesi, sempre contro la stessa struttura, Apemaia. Questa è una delle principali cooperative sociali in Italia legata al Cnca, coordinamento nazionale comunità d’accoglienza. Da anni si occupa di ritirare le vesti in disuso, circa 200 quintali di indumenti al giorno, nella sola capitale, che vengono gettati negli appositi cassonetti gialli per il riciclo del materiale. La cooperativa, come provano le indagini della polizia in corso, è stata al centro di una serie di intimidazioni; da 2005 ad oggi 3 incendi, di cui solo l’ultimo ritenuto dagli inquirenti doloso per aver trovato una tanica di benzina dentro al magazzino. La struttura di 700 metri quadrati è solo una delle tante che esistono nel paese. Andando a rileggere i verbali dell’indagine di 10 anni fa, il pm Ceglie dichiarava che “le associazioni di volontariato non commettono reati ma, appaltando la raccolta degli stracci, alimentano un giro d’affari, spesso illegale, che finanzia la malavita” in quel caso la camorra. Oggi invece sono nel mirino di chi è interessato a un settore poco conosciuto come questo. Secondo il presidente delle Cnca del Lazio, Carlo De Angelis, “il traffico dei vestiti serve ad organizzazioni criminali per riciclare soldi sporchi attraverso la vendita nei mercatini dell’usato di capi ancora buoni”, in più, e qui De Angelis si ricollega a uno dei capi d’accusa della vecchia indagine di Capua Vetere, “le vesti, se imbevute di liquidi pericolosi” come il percolato di scolo da rifiuti più o meno tossici “vengono date alle fiamme per eliminare gran parte delle prove sul traffico illecito di rifiuti”.
Bisogna però distinguere quanto accaduto in precedenza con la situazione attuale. Le cooperative che si occupano di dare una mano ai più bisognosi denunciano situazioni a volte difficili. Invece i mercatini dei vestiti usati, senza indagini apparenti della magistratura, rimangono un mercato florido, che alimenta i fine settimana di centinaia di persone quando, nel tentativo di aggiudicarsi delle occasioni, affollano le piazze sparsi nei principali centri urbani. Niente di illecito se non alcuni sequestri di merci contraffate e non legate alle raccolte delle cooperative sociali. Nessun collegamento nemmeno fra i magazzini tessili gestiti da organizzazioni cinesi, spesso sequestrati per violazione delle leggi sul lavoro, e le vesti usate stoccate nei magazzini. Queste vanno a chi ne ha più bisogno attraverso canali certificati. Resta un dato: la raccolta sta aumentando. Nel centro Italia si batterà un record già stabilito in Europa, il maggior numero di cassonetti per il riciclo di vesti presente in tutto il continente.

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Quanto sta succedendo a Tehran è già storia. Positiva o negativa, questo non saprei dirlo; sarà l’incontro di cui si parla, fra Moussavi e Ahmadinejad, a mostrarci quale sia il vero progetto del cosiddetto candidato moderato? Moussavi di certo non è progressista, anche lui arriva da una educazione piuttosto ortodossa; viene definito un riformista, lo hanno seguito in milioni, sono scesi per lui in strada, si sono fatti ammazzare. Quello che è accaduto ha testimoniato che il popolo iraniano vuole scegliere. Fra due candidati che avranno gli stessi poteri all’interno di una teocrazia, gli iraniani comunque voglioni scegliere.
Noi occidentali siamo stati investiti da un flusso ininterrotto di notizie: siamo stati informati in tempo reale, sfidando ogni censura, dai social network (twitter in primis), poi i video tragici, la morte in diretta di Nada e altre e altri come lei, uccisi dal corpo paramilitare dei basij. Abbiamo assistito a tutto questo, impotenti, forse indignati, osservatori di una nuova rivoluzione, per il momento azzoppata ma altrettanto viva.

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Da dove si ricomincia? Il voto di queste elezioni europee è stato in parte snobbato; l’aquila ha deciso che non era una priorità in questo momento. La percentuale più bassa. Gli altri elettori astensionisti hanno reputato la campagna elettorale qualcosa di troppo lontano, scisso, alieno alle loro vite. Comunicazione politica sbagliata? Forse. Approssimazione, personalismo, sondaggio: ecco è proprio questo, le forze in campo hanno valutato le europee come un sondaggio. Ora lo scrutinio delle amministrative dovrà rispondere a un’altra domanda, chi sopravvive. Le sinistre hanno totalizzato una percentuale importante. In Italia esiste ancora chi vuole quell’impianto di valori, diritti e lotte.
Manca però chi lo rappresenti. Ora si apre una seria discussione. Rifondazione, orfana dei suoi ex compagni vendoliani vuole aprire un polo a sinistra, una discussione fra tutte le forze in campo per creare un sinistra autonoma dal PD che abbia la forza di trattare con il partito di Franceschini.
Dall’altra parte Sinistra e Libertà vuole fare lo stesso. Aprire un’altra seria discussione per trovare un programma e intese politiche per arrivare alla nuova sinistra italiana.

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In Lombardia per un anno e mezzo si potrà costruire in deroga alle leggi vigenti in materia di prevenzione e tutela ambientale. Questo vuol dire che la giunta regionale di Roberto Formigoni metterà da parte per 18 mesi la legge lombarda sull’urbanistica per attuare il tanto discusso Piano casa voluto dal governo Berlusconi che permetterà di aumentare del 20 per cento la volumetria del proprio immobile. Non parliamo di mansarde o balconi ma nuove stanze, ad esempio per chi possiede una villetta. La legge è stata approvata lo scorso 3 giugno dopo l’accordo Stato-Regioni siglato ad aprile con il governo. Si potrà costruire perfino in deroga ai piani di tutela dei Parchi regionali e senza prestare attenzione alle zone a rischio idrogeologico. «Un Piano casa che devasterà il territorio e il nostro paesaggio», ha tuonato immediatamente Legambiente Lombardia che con il suo presidente Damiano Di Simine ha sottolineato gli aspetti più negativi della legge, fino a definire il provvedimento che porterà molto più cemento che in altre regioni, come un accordo fra privati. Il termine di paragone è la Toscana dove, per opere di riqualificazione energetica, nuovi impianti, illuminazioni, pannelli solari sopra i tetti delle case, si chiedono percentuali di efficienza molto più elevati che in Lombardia. Una legge, quella di Formigoni, che il presidente della Regione definisce «non in contrasto ma anticipatrice del piano nazionale». E proprio questo stupisce anche parti di elettorato vicini al centro-destra che ora temono si possa aggiungere una quota del 20 per cento agli abusi a discapito della comunità. Parchi, aree protette, aree industriali; il futuro è incerto. Entriamo, dunque, nel merito del provvedimento. Si potrà aumentare la volumetria del 20 per cento a fronte di un aumento del 10 per cento dell’efficienza energetica. Ciò significa che chiunque (anche chi è parzialmente abusivo, visto che nel provvedimento si parla solo di abusi totali) potrà costruire almeno una nuova stanza. Ci sarà la possibilità di abbattere e ricostruire palazzi che non rientrano nello stile di un quartiere, fortunatamente senza toccare aree come il centro storico, zona tutelata dopo le proteste dell’opposizione. Si potrà modificare la destinazione d’uso di un immobile: un capannone potrà diventare un condominio ma, attenzione, in questo caso potrà rimanere con la stessa efficienza energetica di prima. La legge comprende anche le aziende agricole che avranno la possibilità di trasformare parti inutilizzate in residenza e, con una crisi in corso come quella attuale, sarebbero forse non poche quelle agricole e zootecniche a valutare più conveniente la cessazione dell’attività. «Più che un Piano casa si tratta di un piano per l’edilizia». Parole di Formigoni che svelano, comunque, l’obiettivo della sua maggioranza e del governo, che proprio alle costruzioni industriali come i capannoni ha dedicato l’aspetto forse più caratterizzante di tutto il Piano casa: la possibilità di ampliare le dimensioni fino al 35 per cento. Il testo del Piano casa approvato dalla giunta regionale della Lombardia è «inadeguato e rischia di rappresentare l’ennesimo condono mascherato e una minaccia per il territorio, per l’ambiente e per la tutela del paesaggio e dei beni architettonici»: questo il parere condiviso dal Fai, il Fondo ambiente italiano, Wwf e Italia nostra. Si offre consumo di suolo, circa 10 campi da calcio al giorno per il prossimo anno e mezzo.

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Spero che ci sia un errore, sarebbe l’unica spiegazione; almeno quella che avrebbe più senso. Se fosse vero, come riporta il servizio di apertura della cronaca romana della Repubblica, il comune di Roma ha deciso di appaltare la sicurezza (che brutta parola) dei campi rom della città alla vigilanza armata. “E che c’è di male?”, dirà qualcuno…si possono usare 14 milioni di euro per la vigilanza armate, io dico di no. Dico di no perchè è impensabile sprecare tanto denaro pubblico, quello presente nelle casse del comune di Roma, per risolvere in questo modo uno dei nodi che girano attorno alla parola Rom, la sicurezza. Ad oggi, spiego due cose per chi non ne fosse a conoscenza, alcune associazioni che operano nel sociale, prendo come esempio l’arci ma non volgio offendere nessuno, hanno istituito il servizio di segretariato sociale che h24 sorveglia, fortunatamente senza pistole e distintivo, i campi. Che valore aggiunto hanno i poliziotti privati? Non voglio mettere in discussione la professione ma mi rimane qualche dubbio sulla utilità del progetto.

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Bisogna essere uniti, bisogna crederci; oggi la sinistra serve, più di prima, davanti a un panorama così poco festoso e privo di ogni limite. Io voto per Sinistra e Libertà, una nuova formazione politica, un partito che vuole riproporsi come la nuova sinistra. Bisogna crederci. Tanti e tante, uomini, donne, i bimbi che domani saranno adulti, le lesbiche, gli omosessuali, i lavoratori; i diritti di tutti vanno preservati, per quei pochi che rimangono, vanno promossi e aumentati. In un periodo di crisi come questo serve qualcuno che abbia idee differenti, che provi a distinguersi dalla massa. Oggi essere diversi è un valore, una ricchezza.

Bisogna essere uniti, bisogna crederci; oggi la sinistra serve, più di prima, davanti a un panorama così poco festoso e privo di ogni limite. Io voto per Sinistra e Libertà, una nuova formazione politica, un partito che vuole riproporsi come la nuova sinistra. Bisogna crederci. Tanti e tante, uomini, donne, i bimbi che domani saranno adulti, le lesbiche, gli omosessuali, i lavoratori; i diritti di tutti vanno preservati, per quei pochi che rimangono, vanno promossi e aumentati. In un periodo di crisi come questo serve qualcuno che abbia idee differenti, che provi a distinguersi dalla massa. Oggi essere diversi è un valore, una ricchezza.

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RomaPride’09

RomaPride’09

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Giro l’appello per sostenere il RomaPride 2009.

Ecco il link http://romapride.it/13_giugno/

Così comincia l’appello, c’è anche un gruppo su Facebook.

Cari e Care, (English verion follows the italian one)

anche quest’anno si avvicina l’appuntamento con il Roma Pride, ma a 10 giorni dalla parata del 13 giugno non è ancora stato sciolto il nodo del percorso.
Come molti di voi sapranno la Questura ha apposto ieri il terzo diniego al percorso richiesto dagli organizzatori, con motivazioni sempre più assurde e pretestuose, tanto da dare adito persino a ricorsi giudiziaLri dinnanzi al TAR e al Presidente della Repubblica. (http://www.mariomieli.org/spip.php?article1164)

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Molto convincente, grazie Elettra.

Sinistra e Libertà: invito a votarla il 6 e 7 giugno affinché la sinistra superi lo sbarramento del quattro per cento e confermi e rafforzi la sua presenza a Strasburgo.

Sinistra e Libertà: è una proposta politica che, oltre la scadenza elettorale, vuole rilanciare, nella pratica quotidiana, le eredità più preziose delle grandi esperienze di liberazione umana del passato. Perché questo sia possibile, molti e molte di noi scommettono su un radicale rinnovamento della politica, sulla trasparenza dei modi di determinare le scelte e di costruire rapporti con il mondo, sul valore e il vincolo della responsabilità pubblica per chi assuma ruoli e compiti pubblici.

Vogliamo uscire dalla crisi impietosa che la sinistra attraversa misurandoci con le trasformazioni e le metamorfosi del presente, senza nostalgie del passato né paure del futuro ma con l’impegno che il presente ci suggerisce. Per quello che è nelle nostre mani.

Vogliamo che la sinistra torni a essere protagonista in Italia e in Europa della vita pubblica, della cultura, delle scelte che riguardano la vita delle persone, il presente e il futuro del pianeta, l’esistenza dei giovani, nativi di tutti i mondi, che abitano il nostro Paese e l’Europa. Una sinistra capace di attualizzare la critica del capitalismo e avanzare efficaci proposte per contrastarlo ma anche di costruire pratiche di convivenza, stili di vita, modi di consumo che mettano in discussione concretamente i modelli imperanti. Mai come oggi.

Vogliamo che la sinistra assuma con determinazione l’idea e la pratica della libertà - libertà di e libertà da nella inestricabile connessione in cui ciò avviene nell’esperienza umana - ispirando alla libertà il senso della sua politica e facendone la bussola per capire veramente, dal profondo, i nuovi percorsi della liberazione che attraversano il mondo globale.
Mai come oggi.

Sinistra e Libertà: un bel coniugare per la nuova sinistra che vogliamo costruire.
Sinistra e Libertà: non due parole inflazionate ma due parole chiave, di nuovo “pietre”.

Sinistra e Libertà ha proposto una rosa di donne e uomini di valore da mandare a Strasburgo e ha presentato un programma serio su cui lavorare.

Vogliamo rilanciare lo spazio di un’ Europa politica, con un ruolo più forte del Parlamento di Strasburgo; un’Unione europea che acquisti forza dalla partecipazione democratica dei suoi popoli, aperta al mondo e ai mondi che la abitano e che fanno, sono l’Europa di oggi; un’Europa accogliente, stato di diritto e terra dei diritti, in grado di costruire concrete politiche di pace, in Medio Oriente, in Afghanistan e negli infiniti altrove dove l’Ue potrebbe e dovrebbe avere voce.
Mai come oggi.

Vogliamo contrastare, anche col successo della nostra lista, la deriva autoritaria del sistema politico-istituzionale che la maggioranza di governo alimenta apertamente e né il Pd né l’Idv contrastano adeguatamente. Come potrebbero, visto che hanno voluto anche loro lo sbarramento? E condividono la logica maggioritaria della “governance” e della preminenza degli esecutivi?

Il successo di Sinistra e Libertà è oggi la risposta più efficace all’emergenza democratca che tiene sotto scacco il nostro Paese.

Sarebbe stato meglio riunire le forze della sinistra per far fronte insieme allo sbarramento e riattivare da subito la pratica del dialogo? Sì, sarebbe stato meglio, ma non è stato possibile. Ci sono stati tentativi, appelli, gesti di buona volontà. Ma in questo tentativo la spinta del sentimento unitario e la determinazione dell’intelligenza politica non sono state all’altezza. La sinistra non avrebbe i problemi che ha, non conoscerebbe la crisi che conosce se le cose stessero diversamente. O no?

Vogliamo rispondere alla crisi ripartendo da un punto. Sinistra e Libertà è questo punto. Un appuntamento elettorale il 6 e 7 giugno, una scommessa da subito perché la sinistra ricominci a essere sinistra e a fare dire scegliere cose di sinistra. Vorrei che fossimo in tantissimi a fare questa scelta il 6 e 7 giugno e oltre.

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