Finisce il silenzio dei blogger e allora si ricominci a macinare caratteri per rendere questo spazio utile per tutti.
Oggi mi arriva una mail da una amica che sta soggiornando in Germania, per essere precisi a Berlino (un pò diversa dal resto del paese). La prima pagina del DIE ZEIT, uno dei principali quotidiani tedeschi pubblica in prima pagina la faccia sorridente del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’articolo si intitola “Das grosse verfuhrer” (Il grande seduttore).
Qui potete leggere l’articolo : tutto ciò che c’è da sapere su Berlusconi e sui suoi seguaci.
Un fenomeno particolare
La Thuile, gioiello valdostano caro a chi ama gli sport invernali e decide di passare i suoi periodi di relax perso fra le montagne fra il Monte Bianco e il piccolo San Bernardo; Coùrmayeur, ultimo comune italiano, attraversato dalla Dora Baltea, diviso fra le sue due valli, location di set cinematografici. Aosta, quasi 40 mila abitanti in un piccolo agglomerato urbano in un fondovalle: clima continentale. Tutte località sopra i 500 metri dal livello del mare. Valle D’Aosta presa da esempio per parlare di un fenomeno prettamente estivo che può condizionare chi vive o passa il suo tempo in località come queste. L’aumento di ozono prodotto nei periodi di maggiore insolazione, nella stagione estiva. L’ozono è un gas irritante che colpisce le congiuntive e le mucose delle vie respiratorie superiori e inferiori, creando problemi alle fasce di popolazione più sensibili. La Valle D’Aosta viene monitorata quotidianamente da 13 stazioni di rilevamento che mandano i dati raccolti agli uffici dell’Arpa; qui vengono analizzati e inseriti in un unico database che permette di avere un quadro completo nel corso dei giorni. Le brezze di valle, fiumi di aria che risalgono il fondo valle, portano spesso inquinanti dai centri urbani. Aosta nel nostro esempio ma anche il canton Ticino soffre la presenza di polveri sottili che arrivano direttamente da città come Torino. La presenza di giornate limpide, assolate, l’aggiunta di agenti inquinanti fissa nell’aria ozono. Qualità dell’area controllabile direttamente anche da internet dal portale lamiaaria.it che mette a disposizione i dati raccolti nei territori dall’Arpa. Nell’arco di sette giorni, le zone della valle d’Aosta e del canton Ticino si colorano quasi sempre di giallo arancione: colore utilizzato per indicare qualità dell’area mediocre, insalubre per gruppi sensibili. “Non bisogna preoccuparsi” tiene a precisare Giovanni Agnesod, direttore dell’Arpa della Valle D’Aosta. “La formazione di ozono avviene in modo naturale nei territori come questo. Accade naturalmente l’estate e comunque in valle d’Aosta non esistono fonti inquinanti locali. Ciò che viene portato dalle masse d’aria ci arriva da altre località, è qualcosa di incontrollabile ma che rimane sotto osservazione e non deve destare allarme”. Dunque Torino principale fucina di agenti inquinanti (la città è al sesto posto nella classifica nazionale negativa delle auto inquinanti) come anche l’autostrada Torino-Aosta fino al traforo del Monte Bianco che registra un’alta densità di traffico proveniente dal Piemonte. Poco sopra al livello di guardia lo sforamento di ozono ad Aosta; il valore si mantiene sui 127 µg/m3 dove il limite di guardia è di 120. “Purtroppo accade naturalmente, l’ozono si forma sotto l’effetto dei raggi solari” insistono dall’Arpa. Una situazione che non deve assolutamente preoccupare chi si trova nella zona o si sta per dirigere in Valle D’Aosta. Monitorando tutti i dati raccolti dalle centraline presenti sul territorio si può facilmente constatare che non esiste quasi traccia di agenti inquinanti presenti in dosi preoccupanti. Anche nel centro della città in piazza Plouves, su un valore medio di otto ore, i livelli di ozono rimangono discreti mentre assolutamente nella norma i PM10, le polveri sottili i cui livelli di allerta non vengono mai superati e il biossido di zolfo 4µg/m3 valore molto basso se si pensa che la soglia di allarme scatta a 500 µg/m3.
Auto azzurre, auto blu.
Comincio da alcune parole, quelle che una signora il 7 luglio recitava guardando stupita l’incredibile schieramento di polizia che aveva ingabbiamo piazza Barberini. La signora diceva, impautirita: “Erano anni che non vedevo così tanta polizia”. Erano anni, gli anni 70, gli anni dello stragismo, quando il diritto a manifestare pacificamente era messo a rischio da attacchi politici che finivano a colpi di arma da fuoco e con morti e feriti per strada. Oggi siamo in uno stato democratico, uno stato di diritto, in cui il diritto a manifestare pacificamente è sancito dalla carta costituzionale; non sembra però venir rispettato. La polizia, i carabinieri, la guardia di finanza. Plotoni schierati per impedire anche il minimo movimento. Macchine con lampeggianti a ogni incrocio della città. Auto civetta, moto, uomini in borghese si sono aggiunti ai militari già schierati da mesi davanti ai cosiddetti luoghi caldi della città. Ogni forma di dissenso viene repressa. Piccoli cortei, manifestazioni non autorizzate. Si reprime e si arrestano i giovani, come in Iran. Forse il paragone non è dei più appropriati ma ieri a piazza Barberini davanti ai blindati che impedivano l’accesso a via Veneto, c’erano delle reti metalliche che ricordavano tanto quelle di genova 2001. A Roma abbiamo assistito a una caccia all’uomo, contro chiunque fosse vicino ai temibili contestatori, gruppi di studenti organizzati, attivisti di movimenti ultraconosciuti a Roma. Si è arrivato anche a parlare dei black-block, fotografati mentre danno fuoco a un cassonetto: guerriglia urbana, urlano i giornali. Ma siamo sicuri che la spirale di dissenso e violenza non sia stata accesa da una parte, quella della presunta legalità e successiva repressione, da parte di coloro che devono essere i tutori della sicurezza dei cittadini ma sembrano reprimere anche i diritti fondamentali?
Amico gesù, aiutaci tu.
Domani si tornerà a parlare di Don Ruggiero Conti, l’ex parroco di Selva Candida accusato di pedofilia. Il prete avrebbe ripetutamente, per 10 anni, abusato di minori spesso bambini con alle spalle grave situazioni familiari. Decine le vittime delle “attenzioni” di Don Ruggiero accusato anche di prostituzione aggravata.
Domani alla sesta sezione del Tribunale penale di Roma sarà la volta del faccia a faccia fra il comune di Roma e Mario Staderini. Direte voi ora che centra un radicale?
Durante la prima udienza il comune di Roma era incappato in una grave situazione: l’Alemanno infatti aveva deciso di non costituire il comune come parte civile nel processo contro il sacerdote, arrivando anche a sospendere a dirigente preposta a mettere la firma su quella decisione comunale. L’esponente radicale, annusata l’aria, si gettava a capofitto per coprire il buco del Campidoglio e per dare un segnale forte: anche se l’aria a Roma è cambiata, il fatto che viene giudicato non può essere lasciato da parte.
Preti e pedofilia: il 30 giugno del 2008 Don Ruggiero era finito in carcere mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sidney.
Secondo l’accusa, il sacerdote negli ultimi dieci anni avrebbe ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure, tra l’altro, nell’oratorio e nei campeggi estivi. Nel corso delle indagini successive alcuni casi risalirebbero fino a venticinque anni fa.
Va in scena l’Alemshow
Lunedì pomeriggio ho seguito il sindaco per il suo “tour” in XIX municipio: l’ex circoscrizione tirata a lucido, i colleghi giornalisti in fila con la testa bassa dietro al primo cittadino. Poco dopo le 15 è andato in scena lo spettacolo “giunta Alemanno più amministrazione Milioni: come facciamo vedere che lavoriamo bene insieme”. Due amministrazioni, quella comunale e questa municipale entrambe di centrodestra. Tutto già preparato, fondi, stanziamenti, promesse; vuoi che si inceppino anche se tutto era pronto? Sbagliano, spiegando ai presenti, dove sarà spostato il comando dei vigili: forse lapsus o meglio ingnoranza su quelle che sono alcune decisioni, Antoniozzi va nel pallone… (ma interviene prontamente il minisindaco Milioni, più che un politico, braccia levate alla agricoltura). Altra situazione il campo rom di via Cesare Lumbroso. L’assessore Sveva Belviso parla del campo, del suo spostamento, della individuazione di una nuova area; quando alzo la manina nel generale applauso che sottolinea “quanto è brava la giunta Alemanno” e chiedo quale sarà la nuova area, è Gianni in persona a rispondermi: “non si preoccupi, non lo costruiremo vicino casa sua!”.
Il traffico dei vestiti
Si scelgono i vestiti migliori, quelli senza buchi, i meno lisi, capi anche firmati che dovrebbero arrivare nelle mani di chi ne ha più bisogno. Questi vestiti però invece di arrivare ai centri di distribuzione accreditati passano per le mani di organizzazioni criminali che li selezionano accuratamente e li rivendono nelle piazza dell’usato delle più grandi città del nostro paese. L’archetipo criminale del traffico di vestiti usati era stato smascherato nel 1999, con l’indagine del sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie. All’epoca dei fatti si scoprì un filo conduttore nei traffico che collegava la Campania alla Toscana. Guerra in Kossovo, raccolte straordinarie in tutta Italia di indumenti usati, la Caritas che ci mette la faccia e una organizzazione che clona i sacchetti per la raccolta della associazione religiosa. Centinaia di quintali di vestiti mai arrivati nelle mani di chi ne aveva bisogno. Il resto è tutto scritto nei verbali della indagine in cui furono coinvolte decine di persone. Oggi però nessuno indaga più su questo giro commerciale che solo nella piazza romana arriva a smuovere fino a 2 milioni di euro; 530 cassonetti gialli accolgono le vesti da riciclo che vengono poi offerte a chi ne ha più bisogno. Ad oggi sono solo alcuni addetti del settore che denunciano la pericolosità della raccolta di vestiti usati e a confermarlo sono alcuni incendi, avvenuti nel giro di pochi mesi, sempre contro la stessa struttura, Apemaia. Questa è una delle principali cooperative sociali in Italia legata al Cnca, coordinamento nazionale comunità d’accoglienza. Da anni si occupa di ritirare le vesti in disuso, circa 200 quintali di indumenti al giorno, nella sola capitale, che vengono gettati negli appositi cassonetti gialli per il riciclo del materiale. La cooperativa, come provano le indagini della polizia in corso, è stata al centro di una serie di intimidazioni; da 2005 ad oggi 3 incendi, di cui solo l’ultimo ritenuto dagli inquirenti doloso per aver trovato una tanica di benzina dentro al magazzino. La struttura di 700 metri quadrati è solo una delle tante che esistono nel paese. Andando a rileggere i verbali dell’indagine di 10 anni fa, il pm Ceglie dichiarava che “le associazioni di volontariato non commettono reati ma, appaltando la raccolta degli stracci, alimentano un giro d’affari, spesso illegale, che finanzia la malavita” in quel caso la camorra. Oggi invece sono nel mirino di chi è interessato a un settore poco conosciuto come questo. Secondo il presidente delle Cnca del Lazio, Carlo De Angelis, “il traffico dei vestiti serve ad organizzazioni criminali per riciclare soldi sporchi attraverso la vendita nei mercatini dell’usato di capi ancora buoni”, in più, e qui De Angelis si ricollega a uno dei capi d’accusa della vecchia indagine di Capua Vetere, “le vesti, se imbevute di liquidi pericolosi” come il percolato di scolo da rifiuti più o meno tossici “vengono date alle fiamme per eliminare gran parte delle prove sul traffico illecito di rifiuti”.
Bisogna però distinguere quanto accaduto in precedenza con la situazione attuale. Le cooperative che si occupano di dare una mano ai più bisognosi denunciano situazioni a volte difficili. Invece i mercatini dei vestiti usati, senza indagini apparenti della magistratura, rimangono un mercato florido, che alimenta i fine settimana di centinaia di persone quando, nel tentativo di aggiudicarsi delle occasioni, affollano le piazze sparsi nei principali centri urbani. Niente di illecito se non alcuni sequestri di merci contraffate e non legate alle raccolte delle cooperative sociali. Nessun collegamento nemmeno fra i magazzini tessili gestiti da organizzazioni cinesi, spesso sequestrati per violazione delle leggi sul lavoro, e le vesti usate stoccate nei magazzini. Queste vanno a chi ne ha più bisogno attraverso canali certificati. Resta un dato: la raccolta sta aumentando. Nel centro Italia si batterà un record già stabilito in Europa, il maggior numero di cassonetti per il riciclo di vesti presente in tutto il continente.
Quanto sta succedendo a Tehran è già storia. Positiva o negativa, questo non saprei dirlo; sarà l’incontro di cui si parla, fra Moussavi e Ahmadinejad, a mostrarci quale sia il vero progetto del cosiddetto candidato moderato? Moussavi di certo non è progressista, anche lui arriva da una educazione piuttosto ortodossa; viene definito un riformista, lo hanno seguito in milioni, sono scesi per lui in strada, si sono fatti ammazzare. Quello che è accaduto ha testimoniato che il popolo iraniano vuole scegliere. Fra due candidati che avranno gli stessi poteri all’interno di una teocrazia, gli iraniani comunque voglioni scegliere.
Noi occidentali siamo stati investiti da un flusso ininterrotto di notizie: siamo stati informati in tempo reale, sfidando ogni censura, dai social network (twitter in primis), poi i video tragici, la morte in diretta di Nada e altre e altri come lei, uccisi dal corpo paramilitare dei basij. Abbiamo assistito a tutto questo, impotenti, forse indignati, osservatori di una nuova rivoluzione, per il momento azzoppata ma altrettanto viva.
Lo sguardo a sinistra
Da dove si ricomincia? Il voto di queste elezioni europee è stato in parte snobbato; l’aquila ha deciso che non era una priorità in questo momento. La percentuale più bassa. Gli altri elettori astensionisti hanno reputato la campagna elettorale qualcosa di troppo lontano, scisso, alieno alle loro vite. Comunicazione politica sbagliata? Forse. Approssimazione, personalismo, sondaggio: ecco è proprio questo, le forze in campo hanno valutato le europee come un sondaggio. Ora lo scrutinio delle amministrative dovrà rispondere a un’altra domanda, chi sopravvive. Le sinistre hanno totalizzato una percentuale importante. In Italia esiste ancora chi vuole quell’impianto di valori, diritti e lotte.
Manca però chi lo rappresenti. Ora si apre una seria discussione. Rifondazione, orfana dei suoi ex compagni vendoliani vuole aprire un polo a sinistra, una discussione fra tutte le forze in campo per creare un sinistra autonoma dal PD che abbia la forza di trattare con il partito di Franceschini.
Dall’altra parte Sinistra e Libertà vuole fare lo stesso. Aprire un’altra seria discussione per trovare un programma e intese politiche per arrivare alla nuova sinistra italiana.
Cascate al cemento
In Lombardia per un anno e mezzo si potrà costruire in deroga alle leggi vigenti in materia di prevenzione e tutela ambientale. Questo vuol dire che la giunta regionale di Roberto Formigoni metterà da parte per 18 mesi la legge lombarda sull’urbanistica per attuare il tanto discusso Piano casa voluto dal governo Berlusconi che permetterà di aumentare del 20 per cento la volumetria del proprio immobile. Non parliamo di mansarde o balconi ma nuove stanze, ad esempio per chi possiede una villetta. La legge è stata approvata lo scorso 3 giugno dopo l’accordo Stato-Regioni siglato ad aprile con il governo. Si potrà costruire perfino in deroga ai piani di tutela dei Parchi regionali e senza prestare attenzione alle zone a rischio idrogeologico. «Un Piano casa che devasterà il territorio e il nostro paesaggio», ha tuonato immediatamente Legambiente Lombardia che con il suo presidente Damiano Di Simine ha sottolineato gli aspetti più negativi della legge, fino a definire il provvedimento che porterà molto più cemento che in altre regioni, come un accordo fra privati. Il termine di paragone è la Toscana dove, per opere di riqualificazione energetica, nuovi impianti, illuminazioni, pannelli solari sopra i tetti delle case, si chiedono percentuali di efficienza molto più elevati che in Lombardia. Una legge, quella di Formigoni, che il presidente della Regione definisce «non in contrasto ma anticipatrice del piano nazionale». E proprio questo stupisce anche parti di elettorato vicini al centro-destra che ora temono si possa aggiungere una quota del 20 per cento agli abusi a discapito della comunità. Parchi, aree protette, aree industriali; il futuro è incerto. Entriamo, dunque, nel merito del provvedimento. Si potrà aumentare la volumetria del 20 per cento a fronte di un aumento del 10 per cento dell’efficienza energetica. Ciò significa che chiunque (anche chi è parzialmente abusivo, visto che nel provvedimento si parla solo di abusi totali) potrà costruire almeno una nuova stanza. Ci sarà la possibilità di abbattere e ricostruire palazzi che non rientrano nello stile di un quartiere, fortunatamente senza toccare aree come il centro storico, zona tutelata dopo le proteste dell’opposizione. Si potrà modificare la destinazione d’uso di un immobile: un capannone potrà diventare un condominio ma, attenzione, in questo caso potrà rimanere con la stessa efficienza energetica di prima. La legge comprende anche le aziende agricole che avranno la possibilità di trasformare parti inutilizzate in residenza e, con una crisi in corso come quella attuale, sarebbero forse non poche quelle agricole e zootecniche a valutare più conveniente la cessazione dell’attività. «Più che un Piano casa si tratta di un piano per l’edilizia». Parole di Formigoni che svelano, comunque, l’obiettivo della sua maggioranza e del governo, che proprio alle costruzioni industriali come i capannoni ha dedicato l’aspetto forse più caratterizzante di tutto il Piano casa: la possibilità di ampliare le dimensioni fino al 35 per cento. Il testo del Piano casa approvato dalla giunta regionale della Lombardia è «inadeguato e rischia di rappresentare l’ennesimo condono mascherato e una minaccia per il territorio, per l’ambiente e per la tutela del paesaggio e dei beni architettonici»: questo il parere condiviso dal Fai, il Fondo ambiente italiano, Wwf e Italia nostra. Si offre consumo di suolo, circa 10 campi da calcio al giorno per il prossimo anno e mezzo.
